L'ultimo frescante di Romagna

Rimini - Notizie Borgo Marina - mer 28 set 2011
di Annamaria Bernucci

La cupola di San Nicolò venne distrutta poco dopo essere stata dipinta
Con il cesenate Fortunato Teodorani si spense una tradizione millenaria

La chiesa di San Nicolò appare ora come uno spartitraffico alla biforcazione delle direttrici che vanno alla stazione e al Corso Giovanni XXIII. La chiesa attuale, consacrata il 10 Aprile 1955, è stata ricostruita nel dopoguerra, con diverso orientamento rispetto all'originale, la facciata a capanna e un porticato sottostante alla cantoria, sul terreno dell'antico complesso parrocchiale andato distrutto durante l'ultimo conflitto. Gli unici reperti rimasti intatti dell'edificio ridisegnato nel 1863 dall'architetto Filippo Morolli, sono il campanile e la Cappella Maggiore dell'antica chiesa dei Padri Celestini, presenti nel territorio dal 1338 al 1797, anno delle soppressioni napoleoniche. La Parrocchia di S. Nicolò al Porto è istituita il 29 Agosto 1797, con giurisdizione su tutto il territorio a mare: sinistra e destra del porto fino all'Ausa, cioè su tutto Borgo Marina. All'interno vi è l'antica Cappella Maggiore della chiesa dei Padri Celestini, oggi denominata Sala Celestina. Nella volta a crociera sono ancora visibili affreschi trecenteschi di scuola riminese raffiguranti episodi afferenti alla Creazione. Da otto secoli una prestigiosa Reliquia di San Nicola, consistente nell'omero sinistro, è custodita in questa chiesa ed esposta alla venerazione dei fedeli il 6 dicembre, festa del santo. Questa presenza nella città rappresenta un ponte straordinario con l'Oriente cristiano e il mondo slavo ortodosso.
I bombardamenti della seconda guerra mondiale che distrussero la chiesa il 26 e 27 novembre 1944, demolirono anche le decorazioni, pur più modeste, di quello che è considerato l'ultimo frescante operante in Romagna, Fortunato Teodorani (1888-1960).
Solo due anni prima, il 23 luglio1942, la chiesa era stata riaperta al culto alla presenza solenne del Vescovo Scozzoli per celebrare i lavori di consolidamento del fabbricato e la nuova cupola affrescata dal Teodorani. Essa rappresentava La gloria di San Nicolò con un potente effetto di sotto in su e una porzione di paesaggio marino con le vele al terzo all'orizzonte.
A testimonianza di queste pitture perdute esistono presso gli eredi cesenati dell'artista bozzetti e cartoni preparatori per San Nicolò: su uno di essi, tempo dopo, l'artista scrisse laconicamente "bomba", ad indicare la fine distastrosa del suo lavoro in ambiente riminese.

Sentire con i colori

Fortunato Teodorani nasce a Cesena nel 1888. La sua vita fu segnata da un "doloroso fardello", come si diceva al tempo, che lo costrinse in giovane età a frequentare l'Istituto Gualandi di Firenze per la rieducazione dei sordomuti. Qui ebbe i rudimenti del disegno e dell'ornato e continuò la sua formazione sotto la guida di Giuseppe Cassioli, noto pittore di storia. Ritornato a Cesena nel 1912, maturato sotto l'influenza del tardo liberty, Teodorani si dedicò alla decorazione di edifici religiosi e privati in ambito fiorentino e romagnolo, estendendo l'attività della sua bottega di affrescatori alle diocesi della Romagna e delle Marche e operando sino alla metà degli anni '50. Fu anche pittore di nature morte (famosissime le tavole romagnole) e piccoli paesaggi che amava chiamare Impressioni dal vero. Muore a Cesena nel 1960.

La bottega dei pittori erranti

Fortunato Teodorani assieme ai figli era a capo di una piccola bottega itinerante che eseguiva a tempera su committenza ecclesiastica decorazioni ed ornati, per ravvivare sperdute chiese di campagna, in prevalenza costruite nell'Ottocento, attribuendo ‘spessore' cromatico e iconografico alle nude pareti ad intonaco, alle trabeazioni, alle absidi e alle volte. Dopo il Concordato (1929) ci fu un vero proprio rilancio edilizio che coinvolse diverse maestranze e artisti nelle chiese. Teodorani operò nella provincia riminese e montefeltana dal 1939 al 1942.
Le sue decorazioni si rivolgono ad una devozione umile e di buoni sentimenti e, come era nella tradizione dei frescanti di vecchio stampo, mestiere di cui già allora si cominciava a perdere la memoria, Teodorani si serviva di bozzetti preparatori, adattando motivi e creandone di nuovi in relazione ai culti e alle dedicazioni delle cappelle o delle chiese. L'operosità dell'artista per quasi un cinquantennio si espresse in pitture illusionistiche (architetture e motivi decorativi dipinti) combinate con narrazioni più complesse, composte di figure di santi, angeli, da temi mariani, sempre all'insegna della chiesa trionfante e protettiva. Sue sono le decorazioni (alcune perdute) nelle chiese parrocchiali di S.Giovanni Marignano, Cattolica, Auditore, S.Ansovino, Pennabilli, Montefiore, Tavoleto, Sogliano al Rubicone e Rimini in S.Nicolò al Porto.

 

 

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