Povero Diavolo, la stella pił bella che non brilla mai
Puntuali arrivano le classifiche delle guide importanti, in particolare la rossa Michelin
Ai livelli più alti c'è qualche assente ingiustificato. Tra tutti il sempre più ghiotto ristorante di Torriana
C'è un nuovo locale "stellato" dalla Guida Michelin nei dintorni di Rimini: la Taverna Righi di San Marino ottiene, nell'edizione 2009, l'ambita stella. Una sola, perché due o tre stelle da queste parti non si sono mai viste. Ma una è già un grande prestigio che premia una cucina tenace come quella dello chef Luigi Sartini. Così i ristoranti stellati della zona arrivano a tre, aggiungendosi la Taverna Righi a Liuzzi di Cattolica e al pirotecnico Guido a Miramare. Tutti locali che sicuramente meritano il prestigioso riconoscimento. Al pari però di altri che inspiegabilmente non lo ottengono mai. È il caso del ristorante il Povero Diavolo (tel. 0541 675060) di Torriana. So di essere di parte, per la passione che mi ha sempre affascinato in quel locale, a dire che la loro è la stella più luminosa del firmamento gastronomico riminese, ma so, allo stesso modo, di essere imparziale nel dire che il Povero Diavolo meriterebbe l'ambito riconoscimento al pari degli altri. Soprattutto quest'anno in cui il giovane chef, anzi il cuoco, Pier Giorgio Parini ha dimostrato, sta dimostrando, nel piatto, cose veramente egregie, saporite alchimie tra creatività e territorio, tra tradizione e visione gastronomica. Una cucina che è un po' di terra e un po' di cielo, un'onda di mare, un pizzico di Romagna e una spruzzata d'infinito. Nell'antica e garbata casa locanda al centro di Torriana ci si siede ai tavoli, ben apparecchiati, accoglienti, si chiacchiera del menu con Stefania Arlotti, dei vini con Fausto Fratti che negli anni ha asciugato la verve da burbero a tutto vantaggio della sua grande conoscenza in materia. Si sbocconcellano i buoni pani fatti con il lievito madre. Poi parlano i piatti di Pier Giorgio Parini, bravo, sensibile, curioso, umile, legato in maniera fortissima alle proprie radici romagnole. Lui sta in cucina a maniche rimboccate, a sognare i piatti filosofali che sanno portare un territorio in paradiso. Perché nella sua cucina non ci sono solo prodotti e sapori, ma cultura del cibo, curiosità per le cose del mondo, per tutte, non solo per quelle che si mangiano. Ecco, il Povero Diavolo è un ristorante colto, una locanda armoniosa, una cantina di vini dal volto umano, bottiglie in attesa di essere bevute, scoperte, raccontate. La cucina è affascinante sa prendere in giro, nel piatto, persino gli hamburger preparandone uno buonissimo, tutto vegetariano, con i funghi e la quinoa che viene dalla Ande. Non è urlato un piatto così, è semplicemente un delirio garbato, accompagnato da birra e melone bianco. È un'altra dimensione come lo sono il mare povero innalzato a gioia per il palato (la triglia con gianduia, polpa di zucca e ribes), la miseria contadina trasformata in magnificenza (la tartara di rapa rossa, con gorgonzola e liquirizia), la tradizione servita in un tripudio di sapori arcaici (i cappelletti di Romagna in brodo di pigne, cioè di gallina aromatizzato alle pigne verdi), il vecchio adagio "al contadin non far sapere..." tradotto nella meraviglia di gorgonzola, pere e levistico servito tra i dolci. Ogni piatto è un pensiero, un sogno, un ricordo, saltati in padella, con antico mestiere.
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