Quando la calura non era climatizzata

RIMINI - Notizie satira - mer 31 ago 2011
di Lia Celi

E la canna (dell'acqua) spettava ai bambini
Unico refrigerio: l'innaffiata dell'orto

Quando leggerete la rubrica l'ondata di caldo potrebbe essere solo un ricordo. Come la canna da innaffiare che rinfrescava noi e l'orto quando eravamo piccoli e la calura picchiava eccome. Ma a quei tempi picchiavano anche i genitori e gli insegnanti, sicché non facevamo tante scene. E poi in giardino c'era la canna, chiamiamola gomma per non creare equivoci che potrebbero spingere il ministro Giovanardi a far sequestrare questo giornale per induzione al consumo di droghe leggere, la canna alias gomma, bianca, nera o verdina, pigramente arrotolata dietro casa come un serpente domestico, pronta a trasformarsi in un mini-Aquafan a costo zero. Dovevi avere l'accortezza di eliminare il bocchetto di metallo all'estremità della gomma, e schiacciandola con le dita in vari modi potevi produrre una serie infinita di giochi d'acqua. Se qualche goccia cadeva anche sulle piante era un puro caso, però sicuramente si divertivano molto. Premendo leggermente la gomma al centro trasformavi il getto in una specie di velo d'acqua, e se ci guardavi attraverso era come osservare il mondo da sotto una cascata. Premevi un po' di più, e il getto si biforcava in due zampilli, e potevi innaffiare il cane e il gatto contemporaneamente. Se tenevi la gomma perpendicolare al suolo ottenevi una sorgente gorgogliante da leccare come un gelato. Se ti mettevi con le spalle al sole e infilavi la punta del pollice nel foro, avevi una vera e propria macchina per gli arcobaleni: il getto si nebulizzava in mille goccioline in cui i raggi del sole si rifrangevano in iridi colorate come bolle di sapone (il trucchetto era spiegato nei Quindici, la leggendaria enciclopedia per baby-boomers).
A quel punto sembravi un campione juniores di catch nel fango e tutto intorno a te c'era già una versione ridotta del Polesine, alternata a vaste zone desertiche dove piante sitibonde attendevano invano un po' d'acqua, contorcendosi a mo' di Tantalo. Sollecitato da qualche familiare urlante, ti decidevi a dare il dovuto alle povere creature, come ti aveva insegnato il babbo, senza investirle d'acqua, ma aspergendole delicatamente e con pazienza.
E nel silenzio del pomeriggio d'agosto ti accorgevi che la lattuga aveva un suono, le zucchine altro suono, le carote altro ancora - in realtà era quella la «solitaria verdura» cantata da D'Annunzio nell'«Innaffiata nell'orto» - poi trasferita nella macchia mediterranea e ribattezzata «Pioggia nel pineto» perché la vanitosa Ermione si rifiutava di comparire in una poesia insieme a un'orchestra di ortaggi. Oggi i discendenti di quegli ortaggi innaffiati di poesia si esibiscono nella famosa Vegetable Orchestra: cercatela su Youtube (ma non dite a Giovanardi che ci suonano anche dei finocchi).

http://www.liaceli.com/

 

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