Le storie di Pacini
Nella magia di Montebello
Il ristorante sulla rupe che affascina le star del cinema e della musica
Nell'entroterra riminese ci sono per me due posti del cuore. In effetti i posti belli sono molti di più, ma quelli che mi emozionano maggiormente sono Maiolo e Montebello.
Maiolo è di una bellezza unica. La salita ai ruderi della rocca a piedi attraverso il bosco, l'arrivo sul cucuzzolo, la vista su San Leo, le poiane che passano sopra la testa, i racconti sulla lascivia degli abitanti della rocca che ha attirato l'Ira Divina.
E' proprio una bella passeggiata da simil trekking, che parte dalla casa degli scout per arrivare al piano di fronte ai ruderi attaccati da una grande pianta di vitalba (chissà se c'è ancora); quando misero l'illuminazione notturna ci rimasi un po' male, quasi uno sfregio al selvaggio che quel luogo ispira, la sensazione di rispetto/timore che si ha là dove la natura si riappropria dell'opera umana.
Discorso diverso per Montebello; ci si arriva in macchina, ma lasciarsi dietro Torriana, percorrere la strada sulla cresta dei calanchi che dopo alcune strettoie si apre sulla visione del monte e del castello, ti fa sembrare di arrivare in un mondo popolato ancora da cavalieri, monaci, bifolchi e dame.
L'arrivo al paese non è da meno, con la porta sbarrata da una catena (che si abbassa solo per i residenti, 27 in tutto) e con il giro fra le casette con il castello a destra e la chiesa a sinistra.
E poi il ristorante Pacini, chissà se lì hanno dato da mangiare anche a Federico II.
"No Federico II non è stato tra i nostri clienti - risponde serio Paolo Pacini - il locale è stato aperto dai miei genitori, Narciso ed Augusta nel 1960, facendo cucina in casa. Portavano tagliatelle ai primi villeggianti nelle case dei dintorni. Per l'imperatore occorre chiedere al castello...".
Ne ha di storie da raccontare il ristorante Pacini, basta guardare le foto ai muri.
C'è passata un mucchio di bella gente: Antonioni, Lea Massari, Philippe Noiret, Ornella Muti, Dino Gravina, Tonino Guerra, Federico Fellini e Giulietta Masina.
La nuova generazione va da Benigni a Fabio De Luigi, passa per Crozza e Neri Marcorè, insomma il ristorante è sempre frequentato nonostante non siamo più nei ruggenti anni '60.
"Fellini e Tonino Guerra passavano ore a parlare di sceneggiature di film dopo avere pranzato da noi - continua Paolo - Lea Massari stava in ristorante tutto il pomeriggio dopo avere girato sul set del film ‘Viaggio d'amore', lei e il marito mangiavano rigorosamente cappelletti in brodo, il loro cagnolino invece li voleva asciutti (i cappelletti al cane, sto già male dall'invidia, ndr), Omar Sharif era una persona stupenda, gentilissimo ed affabile, ricordo una volta che un gruppo di tedeschi andava continuamente a chiedere autografi mentre mangiava e lui tranquillo a concederli, poi arrivo io con un pacco di cartoline del locale e gliele faccio firmare, lui mi guarda interrogativo ed io gli spiego che così riesce a mangiare in pace, ricordo ancora il suo sorriso. Una sera Lucio Dalla con un gruppo di gente mi contesta i lampioni esterni, mi spiega come dovevano essere, io li ho cambiati e sono ancora lì".
Ci sono stato di recente al ristorante con un amico. Ci hanno sistemati fuori, sulla via del borgo, sott'oli fatti in casa da urlo e affettati di qualità, cappelletti e tagliatelle eccellenti, coniglio in porchetta, fiorentine, formaggio di fossa con i fichi, vini di qualità, l'immancabile porcospino (il dolce della casa) finale.
Tutto perfetto, siamo rimasti sino all'una seduti di fronte al castello a bere ed a fumare, sino a che c'è caldo non perdetevi l'occasione.
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