San Giuliano e la sua fonte

Rimini - Notizie Borgo San Giuliano - mer 10 ago 2011
di Annamaria Bernucci

Il miracolo più amato dai riminesi
L'arca trasportata dagli angeli che gli uomini non riuscivano a spostare

Nella composta architettura cinquecentesca della chiesa di San Giuliano sono conservati i resti del santo martire venerato dal X secolo nella città; vicende, martirio e leggende si sono intrecciate e le narrazioni hanno una declinazione tutta riminese. La racconta anche Pier Giorgio Pasini, che pone l'accento sul contesto storico della Rimini medievale in cui avvenne il ritrovamento dell'arca contenente il corpo del santo, giovane istriano del III secolo, processato dal console Marziano, al cospetto della cristianissima madre Asclepiodora, durante la prima feroce persecuzione di Decio, in Cilicia (Turchia). Il martirio è noto: il corpo gettato in mare in un sacco con serpi e sabbia arrivò con le correnti marine sulle coste del Proconneso dove fu sepolto in un grande sarcofago marmoreo posto a picco su una scogliera; la quale nel X sec. franò rovinosamente in mare. Sospinta da angeli ceroferari l'arca approdò sulla spiaggia adriatica. Fu ‘intrasportabile' verso la cattedrale riminese, sede vescovile e simbolo del potere diocesano, né si aprì, ma fu accolta e riparata sotto il portico della chiesa e convento benedettini dei santi Pietro e Paolo, nel borgo a ridosso del ponte di Tiberio (la chiesa prese poi il nome di San Giuliano dal XIII sec.). Contrasti di potere alla origine della venerabile collocazione? I più fidati benedettini ebbero la meglio: l'arca fu aperta e ispezionata, sotto la custodia dell'Abate Lupicino, il corpo posto poi in un urna dorata. 

Nel 1225 San Giuliano divenne patrono del Comune e l'effigie compare per la prima volta su un conio riminese con la dicitura Sanctus Iulianus. Altre testimonianze provengono da un codice del XII sec., da un Passionario conservato alla Biblioteca Diocesana e dal superbo polittico di Bittino da Faenza (1409) nella chiesa di San Giuliano che rappresenta un vertice iconografico, sintesi della prima pittura gotica e della tradizione riminese con al centro il santo, biondo cavaliere con la corona del martirio e la palma della vittoria.

Si faceva la fila anche di notte con taniche e bottiglie
Si faceva la fila anche nelle ore notturne per riempire bottiglie e taniche alle cannelle della "sacra" sorgente di Viserba. Era ancora l'epoca dell'idrolitina e delle pensioni "tutto compreso", a conduzione familiare. Nell'epopea del risparmio e dell'imprenditorialità romagnola del secondo dopoguerra faceva scuola anche l'approvvigionamento dell'acqua. Il 14 maggio 2011 è stata ripristinata la fonte storica della Sacramora, riqualificata l'area in degrado dal 2007, rivestiti in marmo le colonnine d'erogazione e sostituiti i rubinetti. Molti, in prima fila Maria Cristina Muccioli e Luciano Tonini storica "vedetta" della fonte, si sono attivati a proteggere il complesso, caratterizzato da un sobrio edificio e dal cippo eretto nel 1957 per celebrare il millennio della "polla" d'acqua leggendaria. Decora il fronte della sorgente un bassorilievo di marmo bianco di Franco Luzi con S.Giuliano attorniato dai serpenti.

Sacramora, un marchio di successo
Un'acqua purissima nella palude della "Pantera"

Il luogo dove la leggenda vuole che nel 962 si fermasse la pesante arca di marmo d'Istria con il corpo del martire Giuliano ha preso il nome di Sacramora, fermata o dimora sacra, e doveva essere nelle immediate adiacenze del mare. In seguito agli interramenti dovuti al fiume Marecchia, non ancora deviato, si era formata una landa palustre denominata Pantera, ricca di acqua sfiorante dal sottosuolo del fiume, tuttora efficiente, con la formazione di pozze di acqua sorgiva, utilizzata per gli orti numerosi in quella località. Ad una di quelle pozze è stata attribuita secolarmente la tradizione del ritrovamento dell'arca. Campioni d'acqua minerale esaminati per gli aspetti chimico-fisici, estratti in via Popilia 97 da un pozzo della profondità di 35 metri della falda freatica garantivano la bontà e la purezza dell'acqua cui i riminesi sono stati a lungo legatissimi e il cui nome Fonte Sacramora S.Giuliano negli anni '60 e '70 aveva avuto un apice commerciale e di notorietà, mentre la concessione mineraria per l'estrazione dell'acqua minerale di cui è titolare sino al 2026 Maurizio Savioli è stata rinnovata nel 1997.

 

 

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