Il vero museo Fellini č dentro di noi

RIMINI - Notizie satira - mer 10 ago 2011
di Lia Celi

Visitando il Teatro 5 di Cinecittà
Nel teatro di posa romano c'è più "realtà" che da noi

Se c'è un posto a Roma che i riminesi dovrebbero evitare è il Teatro 5 di Cinecittà. O forse è l'unico posto dove i concittadini di Fellini dovrebbero andare.
E' un po' come il pied-à-terre dove un marito defunto viveva notoriamente una seconda vita con l'amante prediletta. La vedova legittima non può visitare quel nido d'amore senza fitte di dolorosa gelosia postuma. Eppure sa che non c'è luogo più adatto per ricordarlo com'era davvero. Quella era diventata la sua vera casa, lì trovava il genere di amore che la moglie non sapeva più dargli: incondizionato, generoso, fantasioso.
E casa il CineTeatro 5 per Fellini lo fu in senso proprio, perché i tecnici, che lo adoravano, avevano ricavato un appartamentino per lui e Giulietta Masina all'interno del teatro di posa - il più grande d'Europa, tanto capiente che vi fu ricostruita la Via Veneto della «Dolce vita». Quel che Federico sognava, lì, grazie a geniali e infaticabili artigiani, diventava realtà - la realtà onirica del suo cinema, quella che per lui contava davvero e cui era molto più attaccato che alla sua città natale, che oggi come allora, tende a sognare poco e male.
Questo non te lo dice la guida che ti accompagna nella visita a Cinecittà, ma se sei riminese ci arrivi da solo. E magari pensi con rossore alle meschine peripezie della «casetta sul porto» che il Comune donò (o finse di donare) al regista ormai anziano. Al museo Fellini, che, pur trasferito e risistemato, mette tristezza perché l'espressione «museo Fellini» già di per sé è un ossimoro. E' molto più «felliniano» il Teatro 5 di Cinecittà, anche se (o forse proprio perché) oggi ospita il palco di «Amici» e le atmosfere da tivù commercial-populista vaticinate in «Ginger e Fred».
Fatte salve le esigenze di critici, studiosi e storici del cinema, l'unico museo Fellini possibile è quello che ognuno di noi, che abbiamo visto e amato i suoi film, custodisce nella mente e nel cuore. Al massimo Rimini potrebbe consentire la manutenzione ottimale dei tanti Musei Fellini interiori, dedicando una sala del centro storico alla proiezione quotidiana a rotazione di tutto il materiale felliniano: ovviamente le pellicole filmate dal regista (almeno una al giorno), ma anche i documentari e i film a lui ispirati o dedicati da altri cineasti.
Più che un cinema, una specie di fuoco sacro da tenere sempre acceso in onore di Fellini e, in generale, della Decima Musa. Un po' come si fa ad Atlanta, nel profondo Sud degli Stati Uniti, dove c'è un cinema dove ogni giorno si proietta «Via col Vento». Un kolossal, per inciso, ambientato in un'Atlanta completamente ricostruita in studio, come la Rimini di «Amarcord».

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