Intervista ai Modena City Ramblers

SANTARCANGELO - Notizie spettacoli - mer 10 ago 2011
di Carlotta Frenquellucci

Sul tetto del mondo a ritmo di folk
In concerto il 18 agosto a Santarcangelo

Giovedì 18 agosto l'Area Campana di Santarcangelo di Romagna ospita uno dei gruppi culto della canzone folk italiana, i Modena City Ramblers, in tour col nuovo album Sul tetto del mondo, dodicesimo capitolo discografico della saga ventennale dei Ramblers, e ultimo disco inciso nella storica sala di registrazione dell'Esagono di Rubiera, che col 2011 chiude i battenti. Registrato con Carloenrico Pinna, Sul Tetto del Mondo vive del suono degli ambienti dello studio, con incisioni volutamente mirate a catturare il respiro degli strumenti acustici di tradizione folk senza alcun ricorso a effetti e "trucchi" di studio. Rispetto ai precedenti lavori, i pezzi sembrano vivere di vita propria e coesistono armoniosamente: ci sono canzoni aggressive, dove il violino, la fisarmonica e il flauto si rincorrono nel classico stile della band, e brani più lenti dove la voce si stende melodicamente su paesaggi di chiara matrice ballad-folk.
Alla voce solista in tutti i brani del disco, Davide "Dudu" Morandi, è assecondato dagli storici componenti Franco D'Aniello ai flauti, Francesco "Fry" Moneti al violino e ai plettri, Roberto Zeno alla batteria e percussioni e Massimo "Ice" Ghiacci al basso che si presta a rispondere alle nostre domande.
Il vostro nome è sempre stato legato alla militanza politica. Nel nuovo disco, che appare più disteso e lirico, c'è un progetto concettuale sotteso?
Sul tetto del mondo sicuramente non è un disco concept come il precedente. La nostra più che altro è una militanza antimafia di cultura e di posizione, seguiamo le tematiche politiche anche nei nostri testi ma cercando di mantenere una nostra indipendenza e di non essere una band di partito. In questo disco avevamo voglia di tenerci slegati da un concept, sin dalla condizione quasi metafisica suggerita dal titolo. Abbiamo immaginato di sentirci sul tetto del mondo e di osservare da lì che succedeva e così è nato un album fresco, equilibrato e, soprattutto, è tornata la tematica del sentimento che ultimamente avevamo abbandonato.
Possiamo quindi parlare di musica popolare? È un genere sulla cui sopravvivenza possiamo contare?
Sì certo, noi facciamo musica popolare. È un genere che non potrà mai estinguersi, ma esiste e vive perché parla alla gente in maniera spontanea, senza mediazioni e retaggi culturali. Diverse band più giovani di noi (dal punto di vista anagrafico) fanno musica popolare pur scontando lo svantaggio di non essere alla moda. Mi riferisco alla Bandabardò, ai Mau Mau che abbiamo incrociato a Lecce all'Italia Wave con la nuova formazione, ai Folkabbestia e ad altre realtà che sono ancora in via d'affermazione.
Come sta andando il vostro tour?
È un tour che in questi mesi ci ha regalato molte soddisfazioni. Siamo partiti a marzo in concomitanza con l'uscita del nuovo e abbiamo avuto un'ottima risposta sia per numero di presenze che per calore, pur nella consapevolezza della crisi che sta attraversando il settore musicale e dell'essere un fenomeno piuttosto di nicchia.
Dunque un pubblico fedele, qual è il segreto?
Sì, ma anche, soprattutto dal punto di vista generazionale, eterogeneo. Molto spesso abbiamo visto i padri portare i loro figli e rivisto quei figli tornare a loro volta con la loro prole, dato che ormai abbiamo una certa età...comunque credo che il segreto stia nell'avere coordinate musicali non difficili da comprendere, noi mischiamo folk, rock e punk senza l'ambizione di fare dell'underground vero e proprio. Il nostro è un genere che non è mai di moda ma è pur sempre attuale. 

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