Il cuore antico di Cerasolo

CERASOLO AUSA - Notizie attualità - mer 10 ago 2011
di Stefano Cicchetti

Un tempio romano, una pieve e un castello
Nonostante l'aspetto moderno il paese ha radici che si perdono nella notte dei tempi

Passeggiando fra la villette, osservando la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, poco lascia pensare che Cerasolo sia un centro antico. Solo una tabella stradale fa intuire che invece non è così: via Largo Castello. E infatti qui un castello esisteva, e da tempo immemorabile. Ed esisteva una pieve, citata in un documento del 1059. Si tratta di un atto con cui il vescovo di Rimini, Uberto, concedeva ai conti Everardo e Marozia diversi appezzamenti di terreno, tra i quali i fondi Paterno, Firmano e Falciano ubicati appunto "in plebe Sancti Iohannis qui vocatur in Cella Iovis". Una pieve, come si può presumere dalla denominazione, che probabilmente fu eretta su di un precedente tempio pagano.
Nel 1292 Cerasolo è definito "castelari", termine che indicava fortificazioni non più esistenti. Ma il 3 marzo 1321 dovevano essere state ricostruite, se venivano nuovamente distrutte da truppe ghibelline. In seguito il castello, appartenente al comune di Rimini, passò a Galeotto Malatesta, che consentì ai suoi abitanti di ricostruirlo un'altra volta. Lavori che dovettero andare per le lunghe, se nel censimento del Cardinal Anglico del 1371 figura ancora come "villa", che pagava un censo per 16 "fuochi". Nel 1380 si parla ancora di ricostruzioni, che questa volta dovettero andare in porto. Fatto sta che nel 1463 a un Sigismondo Malatesta ridotto allo stremo restano solo Rimini e, appunto, il castello di Cerasolo. Nel 1503 passa ai Veneziani, che così lo descrivono: una cinta muraria alta 8 passi senza fossato, lunga 110 passi; è difeso in tempo di pace da tre "poveri huomeni", di cui uno ha il grado di vice-capitano. In caso di conflitti vi si rifugiano tutti gli abitanti della circoscrizione. Tornato alla Santa Sede, il castello dovette ben presto cessare di esistere come entità fortificata. Ma risalendo la tortura via Largo Castello, non è difficile individuare il punto dove doveva aprirsi una porta. Poi fra le vecchie case si apre uno spiazzo, dove ancora esiste la cappella: la corte del castello. Ancora pochi passi ed ecco i resti dell'atra porta, quella verso Rimini, che conserva qualche elemento in più. E volgendo lo sguardo verso le splendide vallate del Marano e del'Ausa, si capisce anche il valore strategico che ebbe la piccola fortificazione. Un'importanza che gli costò tante distruzioni, anche durante la seconda guerra mondiale. Ma che oggi, per fortuna, significano solo un magnifico panorama che corre da San Marino al mare.
Fonti: Elisa Tosi Brandi, "Castelli e fortificazioni del Riminese"; Elisa Mosconi, tesi di laurea, sul sito http://digilander.libero.it/p.cerasolomulazzano/cerasolo.htm della parrocchia San Giovanni Battista di Cerasolo-Mulazzano.

 

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