O Trc o Tutto Resti Così

RIMINI - Notizie primo piano - mer 10 ago 2011
di Stefano Cicchetti

Nel 1972 si sentiva già bisogno della monorotaia, "ma tanto non si farà mai"
Considerazioni di parte sull'opera "inutile e dannosa"

Premessa: Chi scrive è di parte. Infatti, abito lungo il tracciato del Trc (nel primo progetto rientravo fra gli espropriandi). Inoltre, ho lavorato per sette estati nell'allora Atam, bigliettaio sulle linee 11 e 4. Poi per 15 anni ho fatto il pendolare fra Rimini e Riccione. Purtroppo ho anche l'età per ricordarmi un numero dell'Arengo del luglio 1972 - "Speciale piano particolareggiato" - con il progetto di monorotaia di Gian Carlo De Carlo. Il settimanale Panorama titolò: "A Rimini tutti in centro con il treno volante". E il Corriere della Sera: "Progetto avveniristico per Rimini".

Quello che nel 1972 era l'avvenire, è già passato da un pezzo. Ma noi siamo ancora qui a dibattere di un'opera che per molti è "inutile", "uno spreco" e di male in peggio. Il tutto dopo 16 anni dal primo progetto di Trc e alla vigilia dell'apertura dei cantieri. Com'è potuto succedere?
Innanzi tutto è successo quello che accadde alla monorotaia di De Carlo: gli amministratori firmavano, ma dandosi di gomito e ammiccando: tanto non si farà mai. Soprattutto a Riccione, si sono succedute quattro-giunte-quattro che mettevano il Trc nei loro programmi, firmavano gli atti, sottoscrivevano i lucidi, stanziavano i fondi, ma continuavano a sussurrare "tanto non si farà mai", piuttosto che spiegare perché intanto invece si andava avanti. E si spendevano soldi.
Fra milioni buttati per rimediare a progetti fatti coi piedi, modificare tracciati, annullare espropri già effettuati (nel frattempo dimenticandosi di aeroporto e zona nord), la faccenda peggio di così non poteva essere gestita.
Ma il punto è un altro. E' che il Trc è opera "inutile e dannosa": un dogma, a sentire gli oppositori. Perchè? Costa troppo e lavorerà in passivo.
In passivo lo sarà, perché non esiste una linea di trasporto pubblico che abbia mai arricchito qualche comune. Ma l'inutilità è ben altro dal costo monetario. Anche una fontana è sempre in passivo: è anche sempre inutile?
Da qui una domanda: ma voi che considerate inutile andare da Rimini a Riccione in 22 minuti, da quanti anni non prendete il filobus, ammesso che ci siate mai saliti? Io l'ho fatto anche in questi giorni: mezzi più moderni, musica e aria condizionata, ma posso garantire che il servizio è il medesimo di 30 anni fa: 45 minuti per 11 chilometri, quando siamo in orario. Solita inverosimile calca, solito traffico che fa diventare quei 45 minuti un'ora e più. Insomma una tradotta lenta e scomoda, pittoresca quanto può esserlo un treno di Calcutta. Del tutto improponibile a un pendolare o chiunque abbia l'auto. E infatti utilizzata solo da chi non può farne a meno: ragazzi senza patente, anziani e soprattutto quei turisti che - Dio li benedica! - non usano la macchina.
Ma nella sedicente capitale del turismo in tanti gridano che per dare un servizio dignitoso basterebbe una corsia preferenziale per il filobus. E hanno ragione: il Trc è nient'altro che una corsia preferenziale. Ma lungo la ferrovia, perché altro posto per farla non c'è. Non sul lungomare né sui viali delle Regine - di Riccione nemmeno parlarne, visti gli spazi ancora più ristretti - perché con un incrocio ogni 30 metri e strisce pedonali ancora più fitte, la corsia preferenziale avrebbe la stessa velocità di percorrenza di quella che - udite, udite - c'è già: da Miramare a Marina Centro. Senza contare l'effetto-barriera; gli oppositori al Trc non lo vorrebbero affiancato alla frattura più pesante che c'è già, la ferrovia, però piazzerebbero a cuor leggero una linea protetta sul bordo della spiaggia o nel bel mezzo della passeggiata. Ma ammettiamo pure che con le debite protezioni, semafori intelligenti e quant'altro, la corsia in questione si possa fare: costerebbe meno del Trc, di più, uguale? Non lo sapremo mai, perché un concreto progetto alternativo nessuno l'ha mai visto. Solo slogan.
Aggiungo - ma sono di parte - che davanti a casa preferirei una barriera anti-rumore, invece del concerto di 113 treni al dì, sferraglianti e fischiettanti. Preferirei un nuovo assetto urbano e una frequentata stazione nei paraggi, nuove attività aperte e flussi di gente "normale", invece che abitare nel retropalco alquanto mal frequentato del sipario turistico, fra un'ecatombe di negozi sfitti ed ex pensioni riciclate in dormitori non di rado loschi. Preferirei eliminare quanto più traffico e inquinamento possibili, dando un'alternativa realistica e pulita agli spostamenti a motore.
E certe cose, vorrei non sentirle proprio più. Come lo spostamento della ferrovia (costo: 1,9 miliardi di euro). O il ripescaggio della monorotaia (costo: non dai proponenti che non lo dicono, ma secondo il gruppo Altavia che le produce, sta fra i 25 e i 35 milioni a km, stazioni ed eventuali espropri esclusi). O i treni "cadenzati" sulla linea esistente (e le stazioni intermedie? E Trenitalia lo sa, visto che taglia i convogli che ci sono già?)). O le "navette elettriche" sul nuovo asse di via Roma (distante dal mare non 100 metri come con il Trc, ma mezzo chilometro, per la gioia di chi scende alle fermate intermedie). Non voglio più sentire niente di tutto ciò, perchè significa lasciare tutto com'è: almeno diciamolo. Dopo 16 anni di "tanto non si farà mai" e a cantieri quasi aperti, sono un tantino stufo di essere preso per i fondelli. Ma sono di parte, lo so.

 

 

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