Le feste senza perché

Rimini - Notizie primo piano - mer 17 dic 2008
di Stefano Cicchetti

Domande oziose come solo i bambini possono fare
Un Natale diverso: accorgersi che è Natale

Dice un bimbo al padre: "Babbo, quando hai finito di lavorare puoi andare dal sindaco a dirgli se mette le lucine di Natale anche nel parco?".
Dice una bimba alla mamma: "Mami, perché se noi siano poveri come dite sempre te e il
babbo non chiediamo i soldi alla gente come quel signore sul marciapiede?".
Il bello del Natale è che passiamo più tempo con i bambini e una volta tanto li ascoltiamo
un po' più attentamente. E ci deliziamo della loro "ingenuità", rimpiangiamo quando era
anche la nostra, ci intristiamo pensando che quelle meravigliose creature fra poco, troppo
poco tempo, saranno come noi. Incarogniti, immusoniti, in guerra con l'universo mondo.
Ma soprattutto, senza più perché da domandare.
Talmente rinchiusi fra le quattro mura del nostro ego da non chiederci nemmeno più
le ragioni di quello che siamo e di come viviamo, o se addirittura delle ragioni ci sono
ancora.
I bambini cresceranno e troveranno anche loro naturali le cose più illogiche, le affermazioni
più strampalate, le abitudini più autolesioniste. Impareranno che le luci di Natale nei parchi
non ci saranno mai, nonostante i tanti alberi che se decorati farebbero una gran bella figura,
perché le luminarie servono a invogliare alle compere e non a rallegrare i bambini. Che
la povertà di tanti non compenserà mai la nostra insoddisfazione per la ricchezza di pochi.
Che per fare cose belle e inutili ci vogliono soldi, che sono però già stati spesi per cosealtrettanto inutili ma molto meno belle.
Che il capo del governo dice delle cose, ne fa tutt'altre, ma non vuol sentir parlare di marce indietro, promesse mancate o bugie belle e buone. Che il capo dell'opposizione non esiste, anticipando così lo scopo del suo schieramento, ossia scomparire.
Smetteranno di chiedersi come mai negli spot delle auto le strade siano invariabilmente deserte. Come mai alla moviola si vedano solo quanto siano somari gli arbitri e mai quanto siano bravi i giocatori. Come mai non si dovrebbe sognare di diventare Veline o calciatori, visto che è la strada più breve per fare i ministri. Come mai la cellulite, le rughe, la calvizie, la carie continuino a imperversare nonostante che le pubblicità per i rimedi esistenti costituiscano una buona metà dei consigli per gli acquisti. Come mai le complicazioni neonatali, la polmonite, la diarrea, la malaria e il morbillo - tutte riconducibili alla fame e alla miseria - siano tutt'ora le prime cause di morte per la maggioranza mondiale dei bambini sotto i 5 anni.
Come mai l'Italia ripudia la guerra, ma dal 1945 a oggi sia costantemente piazzata fra i primi dieci produttori di armamenti al mondo.
Come mai il mondo sappia di avere risorse limitate a disposizione, eppure possa andare avanti solo consumandone sempre di più. Eccetera eccetera.
Noi adulti siamo fatti così. Crescendo abbiamo imparato a non imparare più niente, certi che conoscere sia inutile, se non dannoso: meno ne sappiamo, meglio stiamo. Una volta messa insieme la nostra piccola corazza di luoghi comuni, andarla a mettere in discussione sarebbe una follia. Potremmo correre rischi letali. Il peggiore dei quali sarebbe certamente il tornare a chiederci: "perché"?

 

 

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