Combattere la grande crisi con ago e filo

Rimini - Notizie Borgo Marina - mer 27 lug 2011
di Redazione

Alessandra e il suo negozio di piccolo cucito
Inventarsi nuovi mestieri spesso significa riscoprire quelli vecchi

Novità: un negozio con arredi essenziali, illuminato da due soli colori bianco e verde, con una vetrina dalla misteriosa e raffinata scritta: "RU.LA. - Laboratoire". Un unico manichino e "t -shirt" personalizzate in mostra, fanno già capire l'arcano: si tratta di un piccolo laboratorio moderno dove, però, si lavora all'antica.
Una graziosa ragazza riminese cuce orli, allarga, stringe, accorcia e allunga abiti, gonne, calzoni.
Solo questo. Non è poco. Lei si occupa di quei lavori che tutte le donne di un tempo, in due e due quattro, svolgevano in casa, da sole, per abitudine, tradizione, in onore al classico passaggio di mano di madre in figlia, quando dalla sarta si andava solo per farsi cucire l'abito nuovo, quello della festa.
Tutto ciò è da tempo finito. Le poche sarte rimaste si sentono stiliste e storcono il naso se chiedi loro di occuparsi di questi lavori secondari, perditempo, poco redditizi.
La moda, d'altronde, "obbliga" a frequenti cambiamenti e ci sono le boutiques, gli outlet, le catene di negozi che soddisfano le esigenze e il capriccio dell'abbigliamento, per cui si gettano capi di vestiario ancora nuovi, indossati per poco tempo, a malincuore magari, perchè non trovi più chi si occupa di apporvi piccole modifiche, rinnovarli, renderli attuali. E le donne di oggi non sono più in grado di occuparsi di questi lavori, per mancanza di tempo, perchè svolgono altre mansioni, perchè le nonne e le mamme non hanno più potuto o voluto trasmettere alle figlie la capacità, la voglia, la passione per tali lavori.
Eppure solo 50 anni fa alla scuola media si insegnava l'Economia Domestica e addirittura si imparava a rammendare...
E così una graziosa ragazza bruna, dagli occhi neri, di nome Alessandra, diplomata, con la passione, da bambina, di maneggiare stoffe e, da grande, di cucire semplici abitini per sé, la sorella, le amiche e di occuparsi delle modifiche di cui sopra, dopo aver frequentato un corso privato di Scuola di "Taglio e Cucito" ha escogitato questo tipo di lavoro.
Mi dice che in futuro spera di inventare una linea tutta sua di "abbigliamento giovane" e mi fa vedere degli stupefacenti frutti, dolci, folletti, animaletti che crea lei, a mano, col pannolenci.
Ammiro la sua grande creatività, manualità, il suo estro.
In tv giorni fa, hanno detto che due architetti, marito e moglie, si sono ritirati in collina a fare, lui, il pastore di pecore pregiate e lei, graziosi lavori artigianali in lana, con l'arcolaio.
Oggi, il lavoro che scarseggia, bisogna inventarselo, magari "pescando" nel passato, come è avvenuto in questi due casi.
Tornando ad Alessandra, che ho scoperto in seguito alla mia richiesta di stringermi un giubbotto, devo dire che mi è parso straordinario quello che fa, legato, come lei dice, al caso, alla voglia di provarci, insomma, per vedere come andava... Ebbene, l'attività va a gonfie vele! Ha un sacco di lavoro, che con buona lena, munita di vezzosi spilli e colorati pro-memoria, con tre macchine da cucire Necchi, una "taglia-cuci", una "ricamatrice" e una "lineare" porta a compimento. Al suo negozio vanno tante donne e timidamente anche qualche vedovo, o celibe, o separato che ha bisogno dei lavori di cucito. Anzi, per troppe richieste, adesso Alessandra ha esposto un avviso: "Si fanno solo orli". Siamo nel 1911 o nel 2011? Eh, invece accade proprio oggi!
Io, che so attaccare a malapena un bottone e un'amica del "burraco" che alla mia segnalazione, stupita, ha esclamato "che bello, io non so tenere neanche un ago in mano!", ora sappiamo dove andare.

Franca Fabbri

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