RIMINI I pirati dell’Adriatico
RIMINI - Notizie Storia Borgo Storia Borgo Marina - mer 06 ago 2008
di Luca Vici
[{Dai Barbareschi agli Uscocchi}
Il nostro mare fu infestato dai predoni fin dalla più remota antichità]
E’ davvero paradossale che quando si parla di pirati si pensi soltanto a quelli che depredarono i Carabi per un periodo tutto sommato non lungo. Potenza di Hollywood, che riesce a oscurare nella nostra memoria i pirati “nostrani”, cioè del Mediterraneo, le cui vicende sono durate millenni.
Fin dalla preistoria, infatti, i nostri mari erano resi insicuri dai predatori. O meglio, fra commercio, guerra e pirateria i confini erano assai labili e spesso erano praticati contemporaneamente dagli stessi equipaggi. Saccheggiare le coste e conquistare navigli erano considerate imprese onorevoli da Cretesi e Greci, Etruschi e Fenici. In Adriatico la pirateria fu appannaggio soprattutto dei Liburni, popolo illirico che abitava Istria e dintorni. I Romani ammettevano di aver imparato a navigare da loro, adottando anche la nave detta appunto “liburna”. Solo Pompeo riuscì, in una celeberrima campagna, a debellare la pirateria dal Mediterraneo , che solo da allora poté esser detto {mare nostrum}.
In età medievale, la potenza veneziana si scontrò per ben cinque secoli, fino al 1444, con i pirati Narentani, insediati a Lagosta (Lastovo) e nelle isole circostanti.
Poi i pirati per eccellenza divennero i Barbareschi, provenienti dal nord Africa, detta allora “Barberia” dai Berberi.
Però dagli ultimi decenni del Quattrocento, e per tre secoli, il nostro litorale fu minacciato soprattutto dagli Uscocchi, che non erano musulmani, ma profughi cristiani (“uskok” significa rifugiato in serbo-croato) fuggiti dalla Bosnia di fronte ai Turchi. Protetti dagli Asburgo e indirettamente dal Papa, per diversi secoli molestarono sia Venezia che Costantinopoli. Facevano base a Nona, Carlopago, Fiume e soprattutto nell’imprendibile Segna. Già dalla metà del Cinquecento, si rivolsero contro i Veneziani con le loro veloci {brazzere} (dall'isola di Brazza- Braç), per poi infestare tutto l'Adriatico.
La loro attività sempre più indiscriminata, tuttavia, finì con il creare problemi diplomatici sia all'Austria sia allo Stato pontificio. Dopo due guerre perse con Venezia, nel 1618 gli Asburgo li deportarono in Croazia e bruciarono le navi superstiti. Eppure episodi di pirateria uscocca lungo le coste romagnole sono registrati fino alla seconda metà del Settecento.
Già fin dal Quattrocento esistevano due torri a guardia del mare, nel porto di Rimini e a Cattolica.
Lo Stato Pontificio decise di fortificare il nostro territorio solo nel 1673, con la costruzione di altre sei torri d’avvistamento, da Bellaria a Cattolica. Consentirono di organizzare un miglior controllo della costa con il pattugliamento dei cavalleggeri riminesi, che avveniva da una torre all’altra. Diminuite le incursioni piratesche, le torri divennero soprattutto luoghi di accertamento sanitario e quarantena per le genti di mare, cui veniva controllata la “fede di sanità”, ossia quel documento che veniva rilasciato dal porto di partenza.
{Fonti:
Oreste de Lucca: “Tracce di Storia”
Fosco Rocchetta: “Pirati e torri costiere nel riccionese”}
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