Chi l'ha detto che le bionde sono tutte nordiche?

RIMINI - Notizie il taccuino della tavola - mer 27 lug 2011
di Stefano Rossini

La rivincita della birra artigianale
In riviera e nell'entroterra crescono i piccoli produttori e migliora la qualità

C'è un po' di snobismo di fondo a considerare il vino una bevanda nobile e la birra poco più di una bibita dissetante. In questo siamo corroborati dalla cultura classica a cui apparteniamo, che ha dedicato pagine e pagine al nettare d'uva e pochi passaggi, non sempre lusinghieri, alla bevanda di malto e luppolo. Eppure, per quanto il vino sia sotto certi aspetti un prodotto più complesso e che ben si associa a occasioni prestigiose, anche la birra sta scoprendo una sua nobiltà e importanza.

Il mondo delle birre, sotto l'aspetto della varietà e delle sfumature di gusto, non ha nulla da invidiare al vino. Esistono più di 20 varietà di base di birra, tra cui la Lager, la Pilsner, le Ale, le Stout, le Weizen. solo per citare le più famose, che nascono dalle diverse proporzioni con cui si mescolano il malto e il luppolo, dai tempi di fermentazione, dalla tostatura e da molti altri fattori. Ci sono birre chiare e leggere e fruttate, ideali per l'estate, e quelle scure e corpose, amare che ben si accostano anche a piatti di carne. I sentori vanno dagli agrumi, i lieviti, sino al caffé, cioccolata, liquirizia.

C'è infine da combattere una mentalità che per anni ha identificato il nostro paese e i cugini d'Oltralpe come patria solo del vino e gli altri paesi europei come luoghi della birra. I numeri però indicano un andamento diverso. Non si discute sul fatto che l'Italia sia terra di vino, ma esistono altre realtà che meritano di essere trovate e assaggiate. Negli ultimi anni i microbirrifici artigianali sono aumentati in modo esponenziale. Poche decine nella prima metà del duemila, oggi superano i 300 sparsi per tutta Italia (soprattutto nord e centro) e sono in continua crescita. A favore di questa esplosione c'è sicuramente un investimento meno ingente rispetto alla produzione vinicola, e un mercato sempre più attento e interessato. Ma si stanno riscoprendo tradizioni e voglia di sperimentare.

Anche la Romagna e i suoi dintorni hanno partecipato a questo risveglio. Se il prodotto che più si identifica con l'iconografia locale è la birra Amarcord, nata a Rimini e poi trasferitasi ad Apecchio - borgo del Montefeltro che sta dedicando sempre più risorse alla filiera della birra artigianale - con le sue birre d'autore, chiare, scure e ambrate, che hanno conquistato un gran numero di appassionati e si fanno ricordare per il gusto deciso e armonioso, non mancano però altre realtà interessanti.

Storico produttore di birra cruda artigianale è il ristorante Hops! di Riccione, proprio sul porto canale. Le sale del ristorante si trovano adiacenti alle grandi caldaie di rame in cui fermentano le birre chiare, le ambrate e le Weizen.

Poco fuori dai confini amministrativi riminesi, a Sassocorvaro, l'agriturismo La Cotta dà vita a una birra di gran classe, corposa, saporita e immersa in una realtà rurale di gran fascino. Il luogo merita una visita anche solo per il bel casolare ristrutturato che dalla cima del poggio domina il vecchio borgo di Mercatale e il lago. Ma la birra val bene un giro da queste parti. L'acqua di sorgente, il malto d'orzo di produzione locale e i luppoli tedeschi vengono miscelati con grande sapienza e fantasia per creare tre birre, chiara, rossa e ambrata, una più buona dell'altra.
Per chi non avesse voglia di percorrere i 50 chilometri che separano Rimini da Sassocorvaro, la birra de La Cotta la si può bere anche al ristorantino Nud e Crud, magari mangiando un Pidburgher di carne chianina da leccarsi i baffi (per chi ce li ha).

 

 

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