Nove poltrone e mezzo

RIMINI - Notizie satira - mer 27 lug 2011
di Lia Celi

Cosa non si fa per la famiglia
Tante riesce a occuparne la Prendiposto professionista

Nella penombra complice della platea ancora vuota, la signora di mezza età con la borsa sottobraccio avanza rapidamente tra i sedili, raggiunge le prime file e appoggia la borsa su una poltrona. Ne estrae l'ombrello pieghevole e due giornali e li distribuisce sulle tre poltrone vicine. Poi si toglie il foulard e l'appoggia su un quinto sedile. Poi la giacca, e l'appoggia su una sesta poltrona. Poi si sfila la camicetta (sotto ha un top) e la depone su una settima. Quindi comincia a sfilarsi la gonna (sotto ha la sottoveste), e la sistema su un'ottava. Infine, seminuda, si apposta su una nona poltrona e attende con lo sguardo lampeggiante.
Non è il remake di «9 settimane e mezzo». Semmai «9 poltrone e mezzo», cioè il numero medio di posti a sedere che la Prendiposto professionista riminese riesce ad accaparrare in anticipo negli spettacoli in cui i posti a sedere non sono numerati (cinema all'aperto, saggi scolastici ecc.). E' una missione che svolge in nome e per conto di parenti, affini e conoscenti i quali arriveranno dopo, con tutta calma.
Quel "9 e mezzo" non indica che la Prendiposto si accontenti di una frazione di poltrona o che tenga in braccio un decimo parente (anche se succede), ma che si tratta appunto di una media: in inverno, quando è più vestita, una Prendiposto in gamba può prendere da sola intere file di posti, specie se (come pare facciano le più organizzate) ha predisposto all'uopo una borsa di vecchie sciarpe e cappelli originariamente destinati alla Caritas. In estate, se la serata è calda o il locale non ha l'aria condizionata, deve limitarsi a sei, pena una denuncia per oltraggio al pudore, che la Prendiposto teme soprattutto perché dovrebbe rimettersi i vestiti, liberando le poltrone riservate al suo sterminato clan. Il cui diritto ad arrivare tardi e alloggiare bene va difeso con le unghie e con i denti, tipo coloni israeliani in Cisgiordania.
In genere la Prendiposto è mamma (o nonna): le ragazze sono sul palco a esibirsi, o sono in un altro punto della platea a tenere il posto al moroso. Ma è sempre donna, per tre motivi: a) le donne si portano addosso più oggetti segnaposto, fra borse, sciarpe, cappelli, buste della spesa ecc; b) hanno più il senso della famiglia; b) sono il 90 per cento del pubblico seduto nei cinema estivi e dei saggi di scuole di musica-teatro-danza, in quanto d) i pochi maschi obbligati con la forza a vederli sono in piedi con la telecamera a filmare di straforo le loro bambine, perché quell'asino del fotografo ufficiale inquadra sempre e solo le altre.
Che dire? Se le riminesi si impegnassero a conquistare posti in politica ed economia con lo stesso ardore con cui li occupano nelle platee, altro che quote rosa: Rimini sarebbe una repubblica ginecocratica. Ahimé, sempre fondata sulla poltrona.

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