Il turismo? A Monza

RIMINI - Notizie satira - mer 27 lug 2011
di Nando Piccari

Si fa presto a dire "la politica"...
Per "risparmiare" ci scippano anche i simil-ministeri

Lo so che a dirla così passo per megalomane, ma Fini mi ha bruciato sul tempo allorché, giorni fa, ha contestato quell'espressione abusata che ormai è sulla bocca e sulla penna di tanti, dal più celebre politologo all'ultimo pataca: i costi della politica. Se non ci si vuole accodare al rozzo quaraquaqua del grillismo ignorante, bisogna parlare di costo della cosa pubblica, che è dato dalla somma di più voci; e riconoscere che ciò che viene impropriamente chiamato costo della politica, anziché costo della democrazia, è solo una di quelle voci e non "il tutto", come in troppi si affannano invece a farci credere.

Se si vuol essere seri, bisogna non aver paura di dire, alto e forte, che fra i costi della democrazia ve ne sono di sacrosanti, da difendere come la linea del Piave; mentre altri si ha il dovere morale e civile di ridimensionarli o eliminarli, trattandosi di privilegi non dovuti o di spese che erano giustificate in origine, ma oggi non più. Così come bisogna riconoscere che vanno sottoposti a ricognizione non solo le Istituzioni e gli Enti elettivi, ma anche tanti altri soggetti pubblici, dove non mancano costosi privilegi e antieconomiche storture burocratiche. Vogliamo elencarne qualcuno, magari di quelli che dispensano volentieri prediche e anatemi alla politica? Ma chi l'ha detto che Tar, Consiglio di Stato, Corte dei Conti, Cnel, Prefetture, Authority, Provveditorati e Soprintendenze di diversa natura, siano santuari immacolati e intangibili?
Allora, o si mette mano alla revisione simultanea del complessivo sistema pubblico, fatto per sua natura di "vasi comunicanti"; o ci si affida a ricette un tanto al chilo: "Aboliamo le Province!" "Perché?" "Perché costano". Senza chiedersi quali compiti esse abbiano, né se sia facile, e soprattutto di pubblica utilità, trasferirli ad altri Enti. O magari, con la scusa di abbassare i costi della politica, si perpetrano aberranti sfregi alla democrazia, come il recente taglio del numero dei Consiglieri Comunali; grazie al quale Montefiore ne avrà 9 e non più 12, col colossale risparmio di 500 euro all'anno! Ma se questa è la logica, perché non abolire le Regioni, che costano più delle Province? O non dare ragione a Berlusconi, che spesso si chiede che bisogno ci sia di tanti parlamentari che discutono, quando basterebbe che a farlo fossero i capigruppo, dentro una stanza.
Ma per fortuna ci pensa la Lega a far risparmiare lo Stato. Gli ha fatto sì buttar via qualche milione di euro per quella ridicola bufala dello pseudo-spostamento dei "ministeri padani" da "Roma ladrona" a "Monza caput mundi"; ma ha evitato accuratamente ogni spreco, tant'è che gli invitati alla pagliacciata inaugurale di Villa Reale hanno visto uffici sprovvisti di telefoni e computer. Calderoli ci ha tenuto a far sapere che lì saranno ospitate «teste pensanti»; qualcuno ha capito "pesanti" e ha creduto che il riferimento fosse alla sua.
Certo che per Rimini è stato un colpo al cuore vedere che a quella goffa scampagnata era presente anche la Brambilla, con in borsa tutto l'occorrente per spostare in Brianza anche il suo sgarzulino simil-ministero al Turismo. Quando invece l'on Piloni da Forli ci aveva ripetutamente dato la sua parolina d'onore che «per la Lega è un obbligo proporre Rimini quale nuova sede per il Ministero del Turismo; ieri gli ho ribadito a Bossi (sic!) la necessità di accellerare (sic!) sulla delocalizzazione; Gnassi e la Marchioni non ci credono, ma vedranno!»
P.S. La Commissaria che regge il Comune di Coriano, rimasto orfano della sua Sindaca, ha indetto una messa propiziatoria per alleviare le sofferenze del Bilancio lasciatole in eredità. Mi auguro che ora non si apra una corsa all'emulazione; non che io abbia obiezioni di carattere amministrativo, perché in fondo è meglio mettere i cittadini a mani giunte che intimar loro il tremontiano "mani in alto"; né faccio una questione di laicità, dal momento che vale la saggia tolleranza del motto popolar-agnostico "magari non serve, ma male non fa". No, lo dico perché con i chiari di luna che incombono su tutti i bilanci comunali, non vorrei che adesso arrivasse anche la "una tantum ergo".

 

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