Quel centesimo che vale meno di un centesimo

RIMINI - Notizie opinioni - mer 27 lug 2011
di Giampaolo Proni

Il nuovo millennio e il ricordo dell''Età dell'Oro
Fino a pochi anni fa era impensabile che il dollaro potesse contare così poco

Quando i soldi mancano i furbi abbondano. Vado a fare la spesa dal mio fruttivendolo.
Pago e la commessa mi fa: "Questi non sono buoni", ridandomi indietro quattro monetine da due centesimi. "Come non sono buoni?" faccio io, guardandoli. Si sa che nessuno fa monetine false, perché il costo non vale il guadagno. E infatti la ragazza non si è espressa correttamente (anche lei, come il proprietario del negozio, immigrata e anche lei grande lavoratrice): si tratta di monete perfettamente valide, ma sono centesimi di dollaro. Per l'esattezza, monete da un cent. Che sono identiche per taglia e colore a quelle da due cent di Euro.
Mi viene da ridere: "Ma certo - dico - un cent di dollaro vale circa 0,70 cent di euro, due cent di dollaro valgono 1,4 cent di euro, quindi ci guadagni 0,6 cent di euro per ogni monetina!"
A casa, faccio i conti. Se qualcuno si procura un bel sacchetto di cent americani, diciamo 1.000 monetine, per un totale di 10 dollari, e li spaccia per 2 cent di euro, realizza un utile di 0,6 per 1.000 = 600 cent di euro = 6 euro. 10.000 monetine = 60 euro. Ma quanto ci vuole a spacciare 1.000 monetine? E vale la pena portare fin dagli USA tutti quei cent (visto che in banca non tengono i centesimi per il cambio)? Dato che una donna delle pulizie prende 8 euro all'ora, vale veramente la pena?
Ne concludo che la miseria è brutta. A meno di pensare che intere navi di cent americani vengano spedite in Europa, i guadagni sono magri.
Ma mi viene anche da pensare che l'America, questo ormai è evidente, non è più quella di una volta. L'altra sera in TV vedevo un film di Clooney In amore niente regole, ambientato negli USA prima della crisi del '29. Gli spettatori andavano allo stadio a vedere il football (americano) in automobile. C'erano le leghe di professionisti. In Italia metà del paese, se non andava a piedi, montava su un somaro o su un biroccio. Lo sport era di Stato e il regime fascista lottava contro la malaria e la tubercolosi.
Oggi, l'Europa del Nord ha più ricchezza e benessere degli USA, e persino in certe aree dell'Italia o della Spagna c'è più ricchezza diffusa.
Pensare che il mitico dollaro valga meno di una moneta europea era impensabile fino a qualche anno fa. Oggi in India se tirate fuori degli Euro gli occhi luccicano più che per i dollari.
Eppure, non si fa che parlare di crisi economica e di crisi dell'euro.
Nel suo libro Il secolo breve (1995), Eric Hobsbawm definì i decenni successivi alla II guerra mondiale, gli 'anni del boom', l'Età dell'oro, dimostrando, dati alla mano, che mai, nella storia dell'umanità, un numero così alto di persone aveva raggiunto un grado così alto di benessere. E' vero, c'erano ancora fame, guerre e malattie, ma guardando, come uno storico ha il dovere di fare, ai secoli e ai millenni trascorsi, mai il mondo aveva visto tante persone con tanta abbondanza di beni, istruzione, comunicazione, tecnologia, possibilità di movimento.
Eppure, il '900 si è chiuso tra dubbi e incertezze, e il nuovo millennio è iniziato allo stesso modo. Il problema è proprio la memoria dell'Età dell'oro, nella quale sono vissuti e nati quasi tutti i leader mondiali e le classi dirigenti. Tra i primi anni 50 e i primi anni 70 la produzione mondiale di manufatti quadruplicò, il commercio decuplicò e la stessa produzione agricola crebbe più del doppio. La crisi degli anni '70 fu considerata passeggera, e in parte questa idea fu confermata dalla bolla consumistica degli anni '80 e da quella digitale degli anni '90. Ma non era niente di comparabile con gli anni 50-60. Così, non cresceremo più per molto tempo, ci dobbiamo rassegnare.
Inoltre, caduto il muro di Berlino, due giganti come Russia e Cina sono entrati a pieno titolo nel gioco economico mondiale, il primo facendo fluire immense quantità di gas e petrolio in occidente, il secondo assorbendo la quasi totalità della produzione di manufatti destinati al consumo di massa. Le frontiere sono cadute e il mondo è diventato tutto comunicante.
Improvvisamente, il blocco occidentale (Europa Occidentale e Nordamerica +Giappone) ha mutato il suo peso relativo. Il ruolo di arbitro dell'economia mondiale degli USA è in declino, la UE non può prenderne il posto perché non è uno stato, e i punti di riferimento del dopoguerra sono traballanti. Che cosa sta nascendo? Un mondo in cui i centesimi attraversano gli oceani a costo zero, e questo ci può dire molto. Probabilmente il segno fondamentale del nuovo millennio è proprio la scomparsa delle distanze. Magari ci rifletteremo durante le vacanze.

 

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