Se vuoi la guerra, prepara la guerra

RIMINI - Notizie primo piano - mer 27 lug 2011
di Stefano Cicchetti

L'epocale "scoop" di Libero
La strage islamica che esiste solo in un giornale

"Con l'Islam il buonismo non paga. Norvegia sotto attacco: un massacro". Il 23 luglio scorso Maurizio Belpietro ha deciso di entrare nella storia del giornalismo con questo titolo epocale, quando già a fine giornata più nessuno al mondo scommetteva sulla pista islamica. I fatti separati dalle opinioni, si diceva un tempo. Dopo l'asettica notizia, ecco infatti che Libero ci regala anche il commento, affidato a Carlo Panella. Uno che se ne intende, come dice di se stesso: "avendo sbagliato tutto sulla rivoluzione di Khomeini nel 1978, quale inviato speciale di Lotta Continua in Iran, da 30 anni studia e frequenta l'Islam e i paesi mediorientali". Da tali studi e frequentazioni promana la seguente analisi: "Fine dell'illusione, rischia anche l'Italia". Certi giornali d'estate sono a corto di personale e anticipano la chiusura. Capita quindi di prendere "buchi", ovvero di non pubblicare notizie che invece i concorrenti più nottambuli possono riportare. Capita anche di prendere fischi per fiaschi; ma il giorno dopo, magari in un pudico trafiletto sepolto nella pagina delle lettere, l'usanza è che il direttore si scusi della cantonata. Niente di tutto questo meritano però i lettori di Belpietro & C. Come se fossero due giornali diversi, Libero del 24 luglio esibisce il biondo assassino - norvegese, di destra e "cristiano", dice lui - in prima pagina: "Ha ucciso 100 norvegesi perché odia gli islamici". Forse i lettori di Libero proprio questo invece meritano, perché questo chiedono. Ma siamo sicuri che la destra italiana voglia questo tipo di informazione? In quanti si riconoscono davvero in un modo di pensare che fa a meno del giudizio, affidandosi a corpo morto ai soli incrollabili pregiudizi? Eppure, almeno chi come Carlo Panella ha lavorato per Lotta Continua, oltre che sull'Islam avrebbe dovuto farsi un'idea piuttosto precisa anche intorno al pregiudizio, e al giudizio sommario, e alle campagne basate sull'odio e la diffamazione. Vedasi il trattamento riservato dal "quotidiano comunista" al commissario Calabresi, dipinto come assassino dell'anarchico Pinelli perfino dopo la sua uccisione da parte dei terroristi rossi. Risultato: c'è ancora gente convinta che a gettare Pinelli dalla finestra della questura di Milano sia stato davvero il commissario. Che in quella stanza neppure c'era. Scambiando l'informazione con la propaganda si rinuncia proprio a quella che per Libero dovrebbe essere la ragione sociale: la libertà, appunto. La quale innanzi tutto abita nel cervello e si esprime nell'uso che decidiamo di farne. Ciò non riguarda né la destra né la sinistra, ma il semplice sale in zucca. Ma che importa. Seminando zizzania, qualcosa si miete sempre. Qualche reduce di Lotta Continua magari non leggerà neppure La Stampa, oggi diretto da Mario Calabresi, figlio del commissario Luigi. Così come i lettori di Libero resteranno graniticamente convinti che "con l'Islam il buonismo non paga": basta leggere i loro commenti anche oggi, a fatti conclamati. Cicerone va aggiornato: chi vuole la guerra, prepara la guerra.

 

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