Maurizio Fabbri, o Il Basket

RIMINI - Notizie sport - mer 13 lug 2011
di Luca Ioli

Intervista all'uomo della Stella Adriatica e del Santarcangelo e di mille altre avventure
"Sogno una squadra di tutta la provincia, comprese Novafeltria e Pennabilli"

All'inizio fu la Stella Adriatica. Era il 1974 quando Maurizio Fabbri cercò di dedicare il campo di basket di Regina Pacis a suo padre Serafino Fabbri, mancato da poco.
La geografia cestistica di quel tempo era semplice: il centro storico gravitava sul campo all'aperto delle ACLI in via Dante. Un altro grande centro di attrazione erano i salesiani in via Tripoli dove avrà sede la storica Orsa che darà tanti buoni giocatori alla causa riminese. Il terzo polo era Regina Pacis con la Stella Adriatica e vecchi nomi come Savelli, Righetti ed un tal Giulio soprannominato "Jellini" (Giulio Jellini era il play della nazionale a cui Giulio assomigliava) di cui si è perso il cognome vero.
In questi posti ci si incontrava per giocare su campi rigorosamente in cemento, con leader dei play ground come si direbbe ora e storie di sfide e controsfide. Nomi e soprannomi, Baldelli detto "la mucca", Minelli detto Mino il primo "americano" di Rimini, Massimo Totti che era il più piccolo ma in pratica il vero padrone delle ACLI. Ogni tanto comparivano dall'alto dell'allora serie B Cervellini, Maurizio Ioli, Parmeggiani, Luca Rinaldi, Paolo Macori, Brancaleoni, Giancarlo Torrasi e Tasselli: e allora tutti noi piccoli a sedere, perché giocavano i grandi e se facevi il pataca prendevi pure uno scapaccione.
Qualche volta, celestiale ed algida apparizione, veleggiava su quei campi il basket femminile impersonificato dalle sorelle Nanni: Gloria, Michela e "Titti". La loro presenza rimaneva a lungo in quei luoghi e nei sogni della fauna maschile presente anche se, ad onor del vero, le tre dal viso d'angelo menavano come dei fabbri, caratteristica di tutte le donne che giocano partite miste.
E lui sempre lì. Maurizio Fabbri classe 1955, c'era nel 1974. E ancora di più c'è ora perché dopo la liquidazione della Basket Rimini la "sua" Santarcangelo in A dilettanti è la cima più alta del basket nostrano.
Sempre uguale, Maurizio. Solo la barba è diventata sale e pepe, ma lui è sempre lo stesso, con quella capacità tutta cattolica di convivere con i personaggi border line che hanno fatto il basket a Rimini. Capace di essere sé stesso e non abbandonare il buon senso anche con chi in passato aveva provato a fare il furbo.
Con la Stella, Maurizio cerca di rimettere assieme la mitica squadra della classe 1959 smembrata da Gian Maria Carasso per ragioni di "mercato". E lì inizia il rapporto con il primo allenatore-filosofo della storia riminese: Claudio Parma, cantante, suonatore di chitarra, poeta ed alternativo.
Era il tempo infatti dei coach-guru: Bianchini il vate, Dan Peterson e Taurisano detto il "Tao". L'amicizia tra i due nasce sui banchi della scuola Maria Ausiliatrice e continua anche ora che Parma vive nelle Marche, responsabile del settore giovanile di Jesi.
"L'aneddoto più bello: una volta arrivo all'ex Teatro per vedere l'allenamento e ci trovo i ragazzi che giocano al suono della chitarra di Parma - attacca Fabbri - da presidente chiedo lumi e Claudio mi dice che occorreva cambiare il ritmo alle cose".
"La Stella Adriatica finisce nel 1985 - continua Fabbri - dopo un grande campionato bloccato solo dal Forlimpopoli del fuoriclasse (per la categoria) Solfrizzi che ci infilò oltre 40 punti nella partita decisiva buttandoci fuori. La settimana dopo vado in Assessorato e l'allora funzionario Bianchini mi dice che la Stella doveva allenarsi e giocare nelle palestre del suo quartiere. ‘Ma nel quartiere di Lagomaggio non ci sono palestre' rispondo io, ma lui non vuole sentire ragioni. Il giorno dopo ero a cena con Palmiro Fornari, Bertani e Bichi del Santarcangelo Basket, ci mettemmo d'accordo e me ne andai da Rimini; quella storia continua tuttora."
Poi l'accordo con la Jomsa di Paolo Jommi: "Fu un bel periodo anche dal punto di vista umano. I dirigenti erano coesi e c'era, proveniente dalla Jomsa Marco Gasponi, un Direttore Sportivo di alta qualità tecnica ed umana. Nelle giovanili facemmo un grande lavoro e Tassinari, che speriamo sia il nostro rinforzo di quest'anno, giocava in quelle giovanili. Corsi e ricorsi insomma".
"Dopo la retrocessione del 2009 - continua Fabbri - abbiamo cambiato impostazione puntando sui giovani. Non mi aspettavo due promozioni in due anni, frutto di un grande lavoro, un po' di fortuna e di un grande allenatore, Massimo Padovano che ha saputo creare un gruppo in poco tempo".
Gli chiedo come fa ad avere collaborato con tante persone così diverse da lui: "Io sono una persona tranquilla - risponde - cerco di risolvere i problemi senza animosità. Così vedo sempre la luce in fondo al tunnel anche nei momenti difficili. Ora con Gian Maria Carasso scherzo anche sull'enormità che mi fece pagare Fabrizio Orazi, 700.000 lire ci si faceva una squadra allora, (Carasso era un dirigente sempre in cerca dell'affare anche a discapito dei giocatori e degli interlocutori, insomma ci provava sempre, ndr) però lo tiro fuori ancora questo aneddoto con lui".
Gli chiedo cosa augura a Rimini: "Che le cose sportive, basket e calcio si mettano a posto, mi dispiace per quello che è successo".
"E fuori dal basket? - incalzo - diciamo una cosa per uno, incomincio io: un ponte di Santiago Calatrava a fianco del ponte di Tiberio pedonale come simbolo del rinnovamento dopo 2.000 anni".
Fabbri: "Da albergatore più terra terra, spero che si facciano queste benedette fogne. Io da parte mia proverò a fare un progetto provinciale di basket dove ci siano tutti, anche Pennabilli e Novafeltria".
In bocca al lupo Presidente.

 

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