RIMINI I tesori? Erano gli schiavi

RIMINI - Notizie Storia Borgo Storia Borgo Marina - mer 06 ago 2008
di Stefano Cicchetti
Rimini non fu mai attaccata direttamente dai pirati, ma non mancarono incursioni nei dintorni. Soprattutto Cattolica fu spesso vittima di razzie e rapimenti. Non l’oro e l’argento erano infatti i “tesori” dei pirati, ma gli uomini. Troppo ben difesi i patrimoni dei signori e delle cattedrali, blindato da scorte formidabili il traffico delle spezie, era molto meno rischioso e redditizio procurarsi braccia da vendere al mercato degli schiavi. Così fece Venezia, razziando a tal punto i barbari pagani giunti dall’oriente fino a definirli Slavi e Schiavoni, gli schiavi per eccellenza. Nel nord Africa si svilupparono città-stato che vivevano solo di pirateria. Erano Tunisi, Tripoli e Algeri, nei cui “bagni” languivano decine di migliaia di prigionieri, come accadde anche a Miguel Cervantes. Per pagare i riscatti sorsero apposite confraternite, come l’Ordine della SS. Trinità, quello di N.S. della Mercede, l’Arciconfraternita del Gonfalone. Ma la pirateria era praticata anche da “insospettabili”: innanzi tutto da tutti gli stati, tramite “patenti di corsa” che appaltavano tali attività a singoli comandanti; ma anche da ordini cavallereschi come i Cavalieri di Malta e di Santo Stefano, che trovatisi a corto di risorse non esitarono a predare anche obiettivi cristiani. Il mercato principale per le refurtive era il porto franco di Livorno. Ed è davvero interessante scorrere gli elenchi delle merci predate e messe all’asta: ben pochi gioielli e spezie, ma “tesori” molto più prosaici come legname, grano e perfino paglia e cenere.

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