Non sempre la montagna č incantata

RIMINI - Notizie satira - mer 13 lug 2011
di Nando Piccari

C'è del marcio in Val di Susa
Ma in Trentino per fortuna l'orso è salvo

Non so se in Val di Susa sia più odiosa la criminalità dei delinquenti che, muniti di casco e a volto coperto, tentano di spaccare quante più teste possibili a operai e poliziotti, o l'ipocrisia di certi capi-corteo che contestano l'eco mediatica a quelle gesta terroristiche; un'eco che loro vorrebbero limitare al solo resoconto delle festose manifestazioni in cui si ostenta un pacifismo invero un po' sinistro, poiché finge di ignorare che nel frattempo, a poca distanza di lì, "il braccio armato" del movimento "No Tav" sta svolgendo il suo lavoro sporco. Lungi da me voler sminuire il significato di una mobilitazione che esprime disagio sociale e forte attaccamento alla propria terra; perché comunque la si valuti, non v'è dubbio che quell'opera costringa a fare i conti con la lacerante contraddizione che si ripete ogni volta che "una scelta di progresso" collide con l'integrità del territorio destinato ad ospitarla. So inoltre bene che i valligiani che manifestano non sono, nella stragrande maggioranza, degli intenzionali fiancheggiatori dei violenti; ma di fatto lo sono ormai diventati, loro malgrado. Sì, perché nessuno ha finora avuto il coraggio di dire, forte e chiaro, magari con una manifestazione ad hoc: "O loro o noi! Basta di vedere la nostra protesta inquinata dai mascalzoni! E basta pure con tutta questa gente che piomba qui da fuori, a parlare a nostro nome". Invece, anche tante brave persone si lasciano docilmente guidare da ambigui figuri come quel tal Perino, un megalomane che facendo sfoggio di idiota blasfemia osa paragonarsi «ai partigiani che difendevano la Val di Susa dai nazifascisti». Quei cittadini diventano poi inconsapevoli sponsor del farneticante "grillo qualunque", arrivato fin lassù a cercare un po' di mercato per i suoi prossimi comizi a pagamento; oppure offrono la sponda a becchini della sinistra come Ferrero, o a primedonne dell'antagonismo sindacal-perdente come Cremaschi, palla al piede della CGIL. E magari qualche "beccaccione" si accoda a chi grida "No-Tav 2011 uguale Genova 2001": una mistificazione, perché al G8 ci furono poliziotti che massacrarono dei pacifici manifestanti, lasciando indisturbata l'orda che mise a ferro e fuoco la città; in Val di Susa, invece, la polizia difende gli operai e se stessa da squadristi che tendono imboscate, eseguono linciaggi, assaltano il cantiere della Maddalena armati di tutto punto; salvo poi piagnucolare se ricevono la risposta che meritano.

Ben altro clima sulle montagne del Trentino, dove a manifestare sono stati giorni fa i leghisti. I quali, nell'elenco delle bestie da cacciare "fora di ball", al "negro" e al "terrone" hanno aggiunto pure l'orso, perché «spaventa i turisti». Hanno così pubblicizzato una grande "cena di protesta" a base, appunto, di carne di orso, che però è stata impedita in extremis da una qualche autorità sanitaria, credo quella che si occupa di igiene mentale. Si presume che i salvatori dall'animale, una volta sottrattolo al truce banchetto, l'abbiano portato via dal covo leghista in una di quelle speciali gabbie zoologiche; e che l'orso, guardando con insistenza Calderoli, si sia più volte chiesto: "Perché io dentro e lui fuori?"
Ancora a proposito di montagna, quella berlusconiana ha dunque partorito il topolino Alfano; che per ringraziare il padrone del suo destino politico, ha subito pensato di arricchirgli la nutrita collezione di "lodi" con l'aggiunta, addirittura, di un "bi-lodo", vale a dire il "lodo-salva-Fininvest dalle conseguenze di quella porcata del lodo-Mondadori". Ma a Topangelino, non avvezzo a maneggiare materiali tanto esplosivi, la cosa è scoppiata in mano col fragore di un pernacchio, per la gioia di quel marpione di Tremonti che abbiamo visto riderne in Tv. Poi, però, è tornato serio e nel fuori-onda si è udito nitidamente esclamare «ma è un cretino!» all'indirizzo di Brunetta che stava parlandosi addosso. Bisogna non essere settari e riconoscere che ogni tanto pure Tremonti può azzeccarne qualcuna.

 

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