Intervista ai Calibro 35

VERUCCHIO - Notizie spettacoli - mer 13 lug 2011
di Carlotta Frenquellucci

Inseguimenti in Rocca armati di psichedelia
In concerto al Verucchio Festival il 22 luglio

Inseguimenti che hanno fatto scuola, criminali senza scrupoli e poliziotti tutti d'un pezzo, donne meravigliose, calibro 9 e bottiglie di J&B: è l'Italia degli anni Settanta ritratta dal poliziesco, quella delle stragi, dei rapimenti, dei banditi e della malavita organizzata. Ma, soprattutto, quella delle magnifiche colonne sonore, dai temi di Cipriani di "La Polizia sta a guardare" al Morricone di "Indagine su un Cittadino al di Sopra di Ogni Sospetto", passando per Micalizzi in "Italia a Mano Armata". Da qui nasce il collettivo dei Calibro 35, un ensemble tutt'altro che banale che coniuga una ricerca del suono molto dettagliata e filologicamente corretta alle colonne sonore di film polizieschi italiani anni Settanta. Un genere considerato di nicchia che con soli tre dischi (in soli quattro anni) i Calibro 35 hanno riportato in auge consacrandosi una delle band più interessanti del panorama musicale italiano. La band sarà ospite alla ventisettesima edizione del Verucchio Festival, evento culturale di grande qualità che annovera in calendario, oltre a quella del 22 luglio che vede protagonisti i Calibro 35 e The Great Park, altre quattro serate con doppio concerto: l'apertura (martedì 19 luglio) è affidata a Soulbop con il virtuoso della tromba Randy Brecker e lo straordinario sassofonista Bill Evans e alle magiche atmosfere di matrice new-wave, psichedelica, progressive e post-punk di Dakota Days, un progetto curato da Ronald Lippok e Al Fabris. Mercoledì 27 luglio Vinicio Capossela fa rivivere col suo nuovo disco voci di marinai, di profeti e balene e precede Agnes Obel, una giovane cantautrice già doppio disco di platino in Danimarca. Dal più classico folk britannico all'elettronica da sottoscala: i Tunng di Mike Linday e Sam Genders calcheranno la piazza di Verucchio giovedì 28 luglio e, dopo di loro, Nils Frahm compositore e produttore di precoce talento. A chiudere il Festival, come da tradizione, sarà il direttore artistico Ludovico Einaudi, accompagnato, quest'anno, da I Virtuosi Italiani e dal dj set di Robert Lippok, vate della musica elettronica.
Ma, tornando ai Calibro 35, parliamo del live di Verucchio con Tommaso Colliva, il fonico produttore e mente del gruppo che vanta anche collaborazioni con i Muse e i Franz Ferdinand.
Che tipo di live prevedete per il Festival? Oserete musicalmente?
«Siamo fermi da marzo e abbiamo tanta voglia di suonare insieme. Siamo andati negli Stati Uniti per produrre il nuovo disco che presumibilmente uscirà all'inizio del prossimo anno con molti pezzi inediti che, in parte, proporremo al Festival. Quindi, abbiamo voglia di suonare cose nuove a fianco ai classici e non mancherà certo l'improvvisazione. Ci teniamo sempre tre o quattro brani su cui sfogarci improvvisando sul momento, un Morricone in chiave psichedelica non può mancare».
A distanza da quattro anni dal vostro album d'esordio è stato distribuito dalla Cinedelic Record, un'etichetta di Cattolica, tornate a Rimini come band ormai consacrata, ve lo sareste aspettato?
«Assolutamente no...».
All'oggi quindi qual è il vostro rapporto con la Romagna?
«Il nostro bassista (Luca Cavina) è di Imola e capitiamo spesso in Romagna anche solo per riaccompagnarlo col pulmino. Credo che la Romagna abbia dato tanto alla musica artigianale tant'è che ancora oggi è qui che si va in cerca di strumenti vintage. Si può respirare e percepire la sensazione che c'è stata e c'è una cultura musicale profonda».
Come si fonde l'esperienza Calibro 35 con gli altri progetti che ognuno dei componenti del gruppo segue?
«Dal punto di vista logistico la situazione è davvero molto complicata ma in prospettiva artistica il connubio gruppo/esperienza individuale è imprescindibile perché ognuno di noi accresce col proprio portato personale la creatività della band. Se così non fosse rischieremmo di essere troppo autoreferenziali».
Che poliziottesco immaginereste come sfondo per il live di Verucchio? E quali sono l'attore e il regista simbolo di questo capitolo del cinema italiano?
«Siamo tutti piuttosto concordi nel dire che "Milano Calibro 9″ di Fernando di Leo è il miglior noir italiano di sempre. E che Tomas Millian è il più grande cattivo mai esistito nel cinema a mano armata. Come scenografia per Verucchio mi viene in mente un avvincente inseguimento in una rocca con qualche ispirazione marsigliese...».

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