San Girolamo, una Confraternita tutta riminese

Rimini - Notizie Centro Storico - mer 13 lug 2011
di Annamaria Bernucci

Il culto del Santo istriano era legato ai Malatesta
Esiste fin dal 1442 ed eresse la sua sede dove sorgeva San Giovanni degli Armeni

Prima del furioso bombardamento del marzo 1944, chi percorreva la via Patara (ora via IV Novembre) in direzione della stazione ferroviaria, ammirava sulla sinistra lo scenografico complesso dell'Oratorio di S.Girolamo.

L'insieme doveva produrre un bell'effetto visivo, con i due propilei (cioè le due cappelle laterali) ancora superstiti, e al centro una struttura divisoria, chiamata dallo storico Luigi Tonini "una graziosa barriera". In fondo, in posizione centrale "a giusto spazzo ammattonato ed elegante" si ergeva l'Oratorio Maggiore di S.Girolamo. Il quale, continua ancora il Tonini "tutto che ne resti grezza ancora e disadorna la fronte, accoglie poi nell'interno per dipinti, per intagli, e per oro quanto meglio importi a renderlo splendidissimo".
Eretto dalla omonima Congregazione tra il 1626 ei 1638 su disegno del confratello Francesco Beldrati, costituiva, un eminente monumento per fede e per patrimonio artistico. Fu poi trasformato e ridisegnato dall'architetto bolognese Gaetano Stegani nel 1782 nelle forme che ancora in parte sopravvivono (le cappelle laterali.
La storia della Congregazione riminese affonda a tempi remoti. Il pio sodalizio fu istituito infatti nel 1442; il culto del santo istriano era molto vivo a Rimini e legato alla famiglia Malatesta.
La Congregazione è tuttora attiva e promuove iniziative culturali. S.Girolamo, dottore della chiesa è riconosciuto come il primo traduttore dal greco e dall'ebraico dei sacri testi in latino. Il sito dove venne eretta la chiesa di S.Girolamo era esattamente dove sorgeva nel XIII secolo la chiesa di S.Giovanni degli Armeni, acquisita nel 1442 dalla Confraternita di S.Girolamo. Una confraternita potente dunque, con ricche dotazioni e ancor più ricche frequentazioni, dedita all'assistenza e alle elemosine.

Il Guercino ma non solo
L'Oratorio era una vera e propria galleria d'arte
L'interno dell'Oratorio Maggiore di S.Girolamo era decorato da riconosciuti maestri dell'arte quadraturista e scenografica, come i bolognesi Agostino Mitelli e Angelo Michele Colonna; correvano lungo la parte inferiore delle pareti una serie di stalli intagliati divisi in 26 scomparti con i quadri monocromi dell'agostiniano Cesare Pronti, allievo del Guercino e realizzati nel 1687 con le storie della vita del santo. Nell'Oratorio di S. Giovannino, ripristinato nel 1952, si conservano alcuni arredi dell'originaria chiesa seicentesca di S.Girolamo. Si ricorda l'acquasantiera quattrocentesca della bottega fiorentina di Antonio Rossellino: ha un fusto bacellato e sostiene una vasca a forma di piccola nave, sormontata da una scultura bronzea raffigurante il santo.
Anche l'altorilievo raffigurante il transito di S. Girolamo, dello scultore Antonio Trentanove, per riconoscenza al sodalizio per gli aiuti ricevuti nel compimento dei propri studi artistici, al quale la Confraternita contribuì largamente, costituisce un'altra testimonianza particolare. In deposito al Museo della città, invece, il gioiello che appariva sull'altar maggiore, il "S.Girolamo nel deserto" che Guercino eseguì nel 1641 su commissione del padre Tommaso da Carpegna, espressione altissima della maturità dell'artista.

La nuova chiesa a San Giuliano mare
A seguito della distruzione della chiesa e dei fabbricati connessi la Confraternita di S.Girolamo ottenne poi dallo Stato i danni di guerra; fu mons. Emilio Banchieri ad ottenere l'importo necessario a far sorgere una chiesa parrocchiale intitolata a S.Girolamo e con bolla vescovile del 1961 (riconosciuta civilmente nel 1962) istituiva una nuova parrocchia attiva dal 1965. Alla venerabile confraternita di S.Girolamo appartennero anche i benemeriti e illustri cittadini Luigi e Carlo Tonini. Il primo diede alle stampe un importante testo dal titolo "Alcune memorie storiche della Venerabile Confraternita di S.Girolamo" (Rimini, Marsoner e Grandi, 1842).

 

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