Da Tripoli a Riccione passando per Gea della Garisenda

RICCIONE - Notizie Riccione - mer 13 lug 2011
di Lorella Barlaam

"Parole tra noi" - A cento anni dalla guerra di Libia
A fare il punto Franco Cardini, Sergio Valzania, Salvatore Bono

«Dovremo pur occuparci, quest'anno, del centenario della guerra italo-turca per il controllo di Tripolitania e Cirenaica, quella che noi chiamiamo "guerra di Libia", combattuta appunto tra 1911 e 1912 ("corsi e ricorsi"?)» asserisce lo storico Franco Cardini su Il Tempo (27/3). Dobbiamo, non senza segnalare una singolare liaison tra le vicende di una guerra che torna a deflagrare nel suo centenario, e Riccione. Dove lo stesso Cardini, uno dei nostri maggiori medievisti, e Sergio Valzania, storico e giornalista, il 16 luglio si confronteranno sulla Guerra di Libia presente e passata, di cui tante tracce restano nella nostra toponomastica. L'occasione è la presentazione del libro Tripoli bel suol d'amore. Testimonianze sulla guerra italo-libica (IsIAO) di Salvatore Bono, professore di Storia dei paesi afroasiatici all'Università di Perugia, in calendario per "Parole tra noi", in p.le Ceccarini alle 21.15. "A cento anni dalla guerra in Libia" i tre valenti studiosi ne ricostruiranno corsi e ricorsi. Partendo dal settembre 1911, quando tra il 4 e il 5 le truppe italiane, inviate da Giolitti contro l'Impero Ottomano con ambizioni coloniali, sbarcarono a Tobruk e Tripoli per impossessarsi della Tripolitania e della Cirenaica. La guerra fu combattuta con tecnologie d'avanguardia - ben nove gli aerei - e terminò nell'ottobre 1912, con l'assegnazione all'Italia del controllo della fascia costiera tra Zuara e Tobruk, e la nascita della Libia italiana. Quanto ai ricorsi, è storia di oggi l'appoggio italiano all'Odissea all'alba, l'intervento militare "umanitario" in Libia «che avrebbe lo scopo d'impedire pesanti ritorsioni aree delle truppe del rais Gheddafi sulla popolazione civile», contro il quale Cardini ha scritto in marzo un "appunto" veemente (www.francocardini.net/appunti.htm). Un successivo spunto di riflessione storica pacata e approfondita lo offrirà il giornalista Marco Cimmino il 28 luglio, presentando il suo libro Da Yalta all'11 settembre (ore 21.15 al Block60). Ma la promessa liaison Libia/Riccione? Ad accendere la miccia dell'entusiasmo patriottico per l'invasione della Libia, l'8 settembre 1911, era stata Gea della Garisenda, statuaria Diva dell'operetta: sul palco del teatro Balbo di Torino, drappeggiata nel tricolore, aveva intonato quell'A Tripoli! che divenne famosa come Tripoli bel suol d'amore, e tornò in auge durante l'impresa mussoliniana in Libia. Per Alessandra Drudi, ribattezzata Gea della Garisenda dal D'Annunzio, l'innamoratissimo industriale Teresio Borsalino aveva fatto costruire un villino a Riccione, nel 1923: Villa Garisenda, in via Ponchielli. La coppia fu tra le protagoniste della vita elegante del tempo, ospite di Donna Rachele a Villa Mussolini. Al declino della sua fulgida carriera, Gea si ritirò nella sua Tenuta Amalia, a Villa Verucchio, facendola diventare un salon d'arte e cultura. Di cui resta testimone la sala "Delle Bandiere", affrescata per lei dal grande grafico Marcello Dudovich. Ancora nel nome di Gea della Garisenda, il 16 luglio dalle 20 alle 24, una mostra lampo ideata da Fabio Bruschi, a cura di G.T. Garattoni e A. Speziali che in p.le Ceccarini ne farà rivivere l'icona, rileggendo le immagini ritrovate della Diva. Non poteva che intitolarsi "Riccione, bel suol d'amore".

 

 

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