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RIMINI - Notizie primo piano - mer 13 lug 2011
di Stefano Cicchetti

Rimini di fronte a scelte non più rinviabili
Dopo trent'anni di ritardi è ora di risolvere il problema delle fogne

Le fogne: come è finita Rimini in questa situazione? Semplice: c'è sempre stata. Le cose stanno così da almeno trent'anni, come hanno spiegato gli ex-sindaci sulle pagine del Corriere Romagna. Solo che fino a qualche tempo fa vigeva la congiura del silenzio: quando pioveva si aprivano le paratie degli scarichi a mare, ma tutti tacevano. Perfino fra i giornali locali c'era il patto non scritto di non toccare l'argomento. Poi la gente ha iniziato a non tacere più. Innanzi tutto il Pm Roberto Sapio, che denunciò la situazione già nel 1990. Poi l'attività del comitato "Basta merda in mare", che fece in tempo a divenire associazione senza poter chiudere la sua "ragione sociale". E solo in extremis la giunta Ravaioli ha riconosciuto il problema per quello che è, varando un piano ventennale che costerebbe 932 milioni di euro. Ora fioccano i "ma se avessimo pensato alle fogne invece di fare...": seguono gli "invece" più vari, dalla fiera al palacongressi, dalla nuova darsena al Caar, dal metrò di costa al Capodanno Rai e la Notte Rosa. Purtroppo, piaccia o no, ha ragione Massimo Conti: "Mettere i soldi sottoterra non rende"; in termini di voti, naturalmente. Fatto sta che a Riccione ai tempi dell'emergenza mucillagini i soldi arrivati per fronteggiarla furono usati proprio per sdoppiare le reti fognarie. D'accordo, Riccione non è Rimini, ha un territorio piccolissimo ed entrate molto alte, grazie soprattutto alla presenza di seconde case di pregio. Eppure là i sindaci non ebbero paura di perdere voti. Non per questo i soldi non sono stati spesi: miliardi e miliardi di lire, ma mai per arrivare a una soluzione definitiva. Ora come se ne esce? Le soluzioni-tampone, oltre che costose anch'esse e non di rapida realizzazione, non appaiono il massimo della vita. Si tratterebbe delle famose condotte che scaricherebbero i liquami al largo, invece che nel bel mezzo della spiaggia. Contando sul fatto che il mare è generoso e dovrebbe disperdere lo sgradito fardello. Ma il mare ha anche memoria lunga e prima o poi restituisce quel che ha ricevuto. Vedendo quel che si trova alla foce dell'Ausa e delle varie fosse, c'è da credere che qualche ricordino a riva ci tornerebbe comunque. E a riva cosa succede? Molti bagnini si lamentano che Hera non è più solerte come un tempo nel ripulire la spiaggia. Intanto ci pensano loro e sono loro a dover affrontare i turisti inferociti. Ma praticamente a mani nude. Vicino alle foci di cui sopra, un bambino che scavi nella sabbia dopo poche decine di centimetri trova una melma scura e maleodorante. Questo succede sempre, che piova o no, frutto di anni e anni di scarichi indebiti. Come se ne esce? Tasse di scopo e tasse di soggiorno? Ma l'Europa e la Regione non possono dare proprio niente? E per fare cosa, poi? Ripristinare le vasche biologiche? Perché non è plausibile che si debba andare a chiedere soldi a chi negli anni '70 dovette pagare per allacciarsi alla rete fognaria chiudendo le vasche che già c'erano. Andare avanti col piano ventennale da 900 milioni? O seguire il consiglio dell'ex sindaco Chicchi, rinunciare ai parcheggi sul lungomare per piazzare vasche di prima pioggia? Andrea Gnassi ha un vantaggio: appena eletto sindaco, può anche permettersi scelte impopolari. Ma non può permettersi di seguire le orme dei predecessori, rimandando la soluzione definitiva. E infatti - ha assicurato - ci sta lavorando giorno e notte. Speriamo che facciano altrettanto tutte le parti interessata, che non sono ovviamente solo il Comune ma anche Enti più in alto e pure tanti privati.

 

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