RIMINI “Primi Passi” un libro di ricordi, di storie e racconti di Liana Berti Baldinini

RIMINI - Notizie Cultura e Teatro - mer 06 ago 2008
di Claudio Costantini
[L’infanzia all’ombra della miniera di zolfo] Quando uno scrittore o chiunque di noi dopo aver scritto un romanzo, un racconto o le proprie memorie poi le pubblica, ogni lettore può appropriarsi di quelle parole, di quelle storie, ritrovarsi e confrontarsi e - chi leggerà “Primi Passi” di Liana Berti Baldinini - con i propri ricordi. Il libro di Liana è dichiaratamente autobiografico e racconta di una fanciullezza, di una famiglia, la sua e di un luogo Miniera di Perticara, la miniera di zolfo della Montecatini. Come si legge nella prefazione vi è un momento della vita in cui si sente la necessità di ricordare e codificare il ricordo per la paura della dimenticanza. Molte volte si rischia di rievocare il passato per se stessi perché siamo noi che abbiamo paura di perderne la memoria e con esso la vita. In “Primi Passi” le storie, i ricordi, le situazioni, le persone sono descritte per essere conosciute, per uscire dalla mente della scrittrice, per avere un volto e un’anima in cui molti possono riconoscere il sentimento della vita. Un atto d’amore, quello dell’autrice, di rispetto, di devozione verso le persone del proprio passato, di quelle che le hanno dato la vita e di quelle che hanno popolato la sua infanzia. A Miniera di Perticara - fino al 1964 anno della sua definitiva chiusura - tutto dipendeva dalla miniera, il lavoro, la casa, l’asilo, la scuola. Questo è l’ambiente lo scenario di fronte al quale l’autrice presenta gli attori dei suoi racconti: le amiche d’infanzia, la scuola, la colonia al mare, la vita del paese, le sorelle, le zie, le nonne e le bisnonne di una grande famiglia. E poi il padre Ettore una figura centrale nei racconti di Liana Berti, quasi un mito agli occhi di una bambina, una presenza che dava sicurezza, che tutti ammiravano e rispettavano, appassionato di musica, ma non insegnò a suonare alcun strumento a lei e alle sue sorelle. La sua morte nel fiore degli anni segnò la fine della fanciullezza della scrittrice. Tutto da allora cambiò. La madre Anna “era tutto il mio mondo” lo era tanto che difficilmente la piccola Liana voleva staccarsene. Man mano che ci si addentra nella lettura e che le immagini del mosaico si compongono, si ha voglia di continuare per aggiungere altri tasselli che hanno i volti di persone e la dimensione delle case e dei luoghi. Si ritrova un paese del primo dopoguerra e una storia, quelle della vita di un padre, una madre con i propri figli e di una bambina che rivede se stessa. Belle le foto in bianco e nero di Mario Rinaldi. Liana Berti Baldinini non ha scritto per ora altri capitoli della propria vita. Ma noi sappiamo comunque che ha un passato ed un presente legato all’arte, alla pittura su vetro piombato, al murale, e più recentemente alla metamorfosi estetica del materiale recuperato dal rifiuto trasformato e poi rinato. Non solo, per dieci anni ha ballato il Flamenco nei teatri dell’Emilia Romagna.

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