Il terzino laureato che diventò viticultore

RIMINI - Notizie sport - mer 29 giu 2011
di Enzo Pirroni

Storie e personaggi del nostro sport
Sergio Lucchi fu capitano del Rimini fino al 1962

Sergio Lucchi, nato il 3 marzo 1937, esordì in maglia biancorossa, giocando al centro dell'attacco, a Senigallia nel 1952, allorché alla guida del Rimini c'era, quale allenatore, il signor Tosolini. Proveniva da una squadretta amatoriale che si era formata nel popolare rione di Santa Chiara e si chiamava Augustea. In seguito, Sergio Lucchi, per necessità dettate dagli schemi tattici, si trasformò in difensore. Dotato di un fisico davvero superbo oltre che nel calcio eccelleva in altre discipline. Grazie al suo scatto bruciante aveva vinto, per più volte, i campionati studenteschi, nella specialità dei 100 metri piani. Memorabili i testa a testa tra lui e Maiki Morri sulla pista di tennisolite che perimetrava lo Stadio Comunale.
Dieci anni durò la di lui militanza nella squadra cittadina, 265 le partite disputate. Diede il suo addio al calcio giocato il 29 aprile 1962. La gara era Rimini - Ascoli. Il risultato finale fu 0 - 0. A Lucchi, il capitano, venne consegnato un mazzo di fiori. Quel Rimini, guidato dal colleonesco Renato Lucchi, poteva contare su elementi di sicuro valore come il portiere Di Censo, i centrocampisti Neri e Perversi, i difensori Scardovi e Ceschi, gli attaccanti Orazi, Oltramari, e Natteri (quest'ultimo era un peruviano che l'Inter, nel 1956, aveva acquistato dal Municipal di Lima). Sergio Lucchi, era uno di quei terzini, che nessun' ala avrebbe mai voluto avere alle costole. Pur esaltandosi nel confronto fisico, era altresì capace di notevole tocco di palla. Incontrista di arcigna fermezza, cercava ogni volta l'anticipo sull'avversario. Se l'anticipo gli riusciva, tutto bene, altrimenti lo scontro provocava veri sfracelli. Non si arricchì giocando al calcio. Lo sport, ai suoi tempi era divertimento ed in nostro pensò bene, nel frattempo, di prendersi la sua bella laurea (quanti erano e quanti sono i calciatori laureati?) ed in seguito insegnò matematica nelle scuole medie. Sergio Lucchi, appagato, massiccio e scrinito, ti mette in mano la sua storia con la tessa grazia semplice con la quale ti porge il bicchiere di sangiovese da lui prodotto nella azienda di San Martino in Venti. Sì perchè dopo aver cessato la carriera di insegnante, si inventò vigneron, e ci riuscì cos' bene che i vini che provengono dai suoi vigneti sono i più blasonati sul nostro territorio. E' un uomo di altri tempi il vecchio terzino: capace di tirare fuori dai cassetti della memoria documenti del cuore, un uomo la cui amicizia e preziosa, per il quale, ancora oggi, una stretta di mano ha più valore di un atto notarile.

 

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