Intervista a Joe (Mauro Ermanno Giovanardi)
Io confesso il mio affetto per Rimini
Il 19 luglio a Percuotere la Mente
Una voce profonda e delle sonorità che strizzano l'occhio a Tenco e non ci fanno rimpiangere Ennio Morricone: è Mauro Ermanno Giovanardi uno degli ospiti più attesi di Percuotere la mente. Non appena emerso dal successo sanremese, il cantautore milanese ha iniziato le prove per il tour che presenta il suo nuovo album da solista, Ho sognato troppo l'altra notte?, e che il 19 luglio fa tappa a Rimini, città a cui è legato da plurimi vincoli. Chiamo Joe proprio sul concludersi dell'ultima giornata di prove e la domanda sugli esiti è dunque d'obbligo.
«Sono molto soddisfatto, le prove sono andate benissimo. Per il live ho voluto ricreare il suono e la suggestione del disco che è stilisticamente molto rigoroso. Sul palco saremo in quindici, un ottetto di archi con gli arrangiamenti di Fabio Gurian (che mi ha diretto anche a Sanremo), i fiati e la band e presenterò, oltre ai brani del nuovo album, tre pezzi dei La Crus e tre cover che non avevo mai cantato prima».
Parli di approccio stilistico rigoroso che, in effetti, è la cifra peculiare del disco, ma come si coniuga col titolo dello stesso che rimanda invece a una dimensione amletica, di dubbio, di sogno?
«Io credo innanzitutto che sia più interessante insinuare dei dubbi che dare delle certezze e, visto che si tratta di un disco molto connotato, il titolo è la trasposizione di una domanda che mi sono fatto io appena l'ho concluso, ovvero: "avrò fatto una cazzata?". In realtà sognavo dal 2003 di fare questo disco, l'avevo già abbozzato ma poi sono stato bloccato dalla Warner per un nuovo disco con i La Crus. Avevo in mente un viaggio fra il '65 e il '69: il Sanremo in bianco e nero, Mina, le chitarre western e ho pensato di concretizzare questa mia fascinazione per quel periodo in un omaggio rivisto con la mia sensibilità. Riascoltando una raccolta dei Nuggets, mi sono imbattuto in un pezzo degli Electronic Prunes, alfieri della garage beat degli anni '60, Too much to dream che mi ha ispirato il titolo dell'album».
A proposito di suggestioni sixtie, il tuo brano Io confesso presentato a Sanremo ha avuto un incredibile successo e nessuno avrebbe mai scommesso di vederti condividere lo stesso palco con Anna Tatangelo...
«In effetti è accaduto un piccolo miracolo. Il brano è piaciuto in modo trasversale e generazionale e tante volte mi sono sentito dire da persone di ogni genere "dovevi vincere tu". Il successo di Io confesso è dettato dal fatto che è una canzone non scritta per Sanremo ma su Sanremo: è un omaggio a Tenco, Endrigo, al bianco e nero. E poi ho cercato di estraniarmi il più possibile dal circo mediatico e dal barlume dei lustrini concedendo solo un terzo delle interviste che avrei dovuto e facendo solo ciò che mi riesce meglio: cantare. Non me ne fregava niente di andare in tv a parlare di tradimento, addirittura toglievo l'ipod con la versione strumentale di Io confesso su cui mi esercitavo solo prima di salire sul palco».
Ti lega un rapporto particolare a Rimini: sei una delle menti pensanti e fondanti del festival Assalti al Cuore, hai inciso il tuo disco Cuore a Nudo a Mondaino. Possiamo affermare che tornerai volentieri a trovarci?
«Ci torno più che volentieri, Rimini ha un posto importante nel mio cuore e nella mia formazione. Da un punto di vista professionale l'esperienza di Assalti al Cuore è stato importante per Rimini ma anche per la mia città dal momento che l'Assessore alla Cultura di Brugherio, dopo aver assistito al festival, mi ha chiesto di fare qualcosa per la mia città e così è nato Parola Cantata (nda: festival estivo della musica d'autore che si tiene a Brugherio). Da un punto di vista personale il lavoro sulla prima edizione del festival è stato salvifico perché è coinciso con un momento molto difficile della mia vita da cui stentavo a riprendermi: due mesi prima del mio arrivo a Rimini era morto mio padre, avevo in progetto di sposarmi e trasferirmi a Siracusa e poi tutto è andato in malora e ufficialmente i La Crus si sono sciolti proprio in quel periodo. Occupare la mente con Assalti al Cuore e poi con la residenza creativa al Teatro Dimora di Mondaino è stato indispensabile per lenire le ferite. E poi ho creato tanto legami importanti, con Simone Bruscia, Giampiero Piscaglia, Fabio Biondi e dunque non vedo l'ora di tornare a Rimini».
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