Voi patria del turismo, che delusione!
Trasferito in Romagna credendo di lavorare al top
Spettabile redazione,
vorrei mettervi a conoscenza di una storia realmente accaduta e deprimente. Chiedo di mantenere l'anonimato e spero di sensibilizzare la gran parte delle persone "per bene" del settore turistico, affinché possano aiutarmi.
Dopo 22 anni di duro lavoro, partendo dalla figura addetta al ricevimento e arrivando alla consulenza, alla realizzazione di progetti turistici e alla direzione di strutture alberghiere di un certo pregio, ho deciso di trasferirmi nella patria del turismo: la Romagna.
Qui ho deciso che avrei preso in gestione o in affitto un albergo per la prossima stagione e che nell'immediato mi sarei dedicato al lavoro dipendente presso una struttura ricettiva, in modo da inserirmi e prendere contatto diretto con gli addetti ai lavori (istituzioni, fornitori, etc).
Mi sono trasferito in una città della Romagna in cui, grazie alla presenza di numerose strutture ricettive, sono riuscito ad inserirmi subito a livello direzionale, arrivando a coordinare due complessi della stessa proprietà alberghiera a Cesenatico.
All'inizio ho stipulato con la proprietà un accordo circa i miei compiti, il mio compenso e gli obiettivi da raggiungere. La proprietà sembrava entusiasta per cui mi sono messo subito al lavoro. Una domenica a pranzo mi hanno contattato anche per comunicarmi che, visti i buoni risultati, stavano pensando ad un adeguamento del mio stipendio in base al fatturato dell'anno precedente (...). Nonostante l'albergo rimanesse chiuso per brevi periodi io mi recavo quotidianamente in ufficio (festivi compresi) coprendo un orario di lavoro che andava dalle 7,30 alle 18. Quando poi avevo la necessità di spostarmi per motivi di lavoro o quando tornavo a casa la sera, attivavo il trasferimento di chiamata sul mio cellulare, dimostrandomi da subito un punto di riferimento importante per la struttura.
L'orario di lavoro finiva così per estendersi oltre l'orario d'ufficio, comportando un impegno personale di mezzi e risorse (computer, connessione internet, telefono, fax). Pian piano mi rendevo conto che c'era qualcosa che non andava e che i rimborsi che mi venivano promessi venivano continuamente rimandati, mentre io per continuare a lavorare avevo continue spese. Infine sono venuto a sapere che il proprietario si sarebbe assentato per un certo periodo di tempo durante il quale io avrei dovuto lavorare. A questo punto iniziai a pretendere che mi venisse pagato almeno lo stipendio mensile e il titolare mi fece capire che al momento non aveva liquidità. Continuai ad insistere a distanza di una settimana ma solo dopo diversi giorni mi venne anticipata una parte esigua della mensilità pattuita. A questo punto scoprii anche che il mio contratto di lavoro non era mai stato registrato e mi venne proposto di posticipare l'inizio della prestazione lavorativa e di rivedere il compenso stabilito.
Fu allora che decisi di non scendere a compromessi di fronte a così poca trasparenza e chiarezza, e di rinunciare al lavoro, amareggiato e deluso per questa mancanza di professionalità.
In un momento in cui in Riviera si sentono continui scandali coinvolgere gli albergatori e i portieri, sarebbe bello che si creasse sinergia tra persone oneste e trasparenti che hanno voglia di lavorare. Per questo mi appello a chi, come me, non vuole più scendere a compromessi umilianti e degradanti e a chi vuole professare un mestiere. Con grande fiducia, dunque, sono determinato a trovare una nuova occupazione che sia degna della mia professionalità e ringrazio chi vorrà credere nuovamente in me.
Lettera firmata
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