Ma il velo a Dio non fa né caldo né freddo

RIMINI - Notizie satira - mer 29 giu 2011
di Lia Celi

Guardaroba femminili e religioni
Prima delle tradizioni bisognerebbe rispettare il buon senso

Ancora non so quale sia l'opinione politicamente più corretta in materia di velo - e non è che quello delle suore cattoliche sia meno velo del hijab islamico. Suppongo che d'estate un pezzo di stoffa fissato alla testa pizzichi e tenga caldo a prescindere dalla religione cui appartiene la testa che copre.
Così il mio pensiero sul velo è, per così dire, stagionale: da settembre a giugno opto per il "è una scelta come un'altra, se è una scelta", mentre ai primi caldi scivolo in zona Santanché e fremo nel vedere teste imbacuccate sotto il solleone, specie se appartengono a ragazzine dall'aspetto ancora infantile. E mica si imbacuccano solo le teste: sia le suore che le musulmane integraliste si coprono tutto il corpo. Accidenti, la religione dovrebbe aiutarci a stare meglio al mondo, non peggio. E con trenta gradi all'ombra tre strati di vestiti non migliorano la qualità della vita. «A Dio non importa cosa mi metto in testa», diceva una mia amica bengalese e musulmana, convinta che il velo fosse «una cosa da arabi» (lei, di etnia indiana, si vestiva come le pareva e nei giorni di festa indossava un magnifico sari che le scopriva la pancia e che a Teheran le costerebbe la lapidazione).
Si fa torto sia a Dio che ad Allah pensando che due onnipotenti creatori del cielo e della terra, con tutto quel che avevano da fare, abbiano perso tempo a legiferare sul guardaroba femminile: pippe inventate ex-post dai maschi monoteisti. Il velo in particolare potrebbe essere originariamente, un prestito pagano. In Medio Oriente il capo se lo coprivano soprattutto gli uomini, per proteggersi dal sole, e nella religione ebraica a doverselo tenere coperto sono ancora oggi solo i maschi. In Grecia e nell'Oriente ellenistico, invece, si velavano le donne, e le prime non pagane a indossare il chador furono le cristiane, su invito di un ebreo ellenizzato, San Paolo: siccome la donna è gloria dell'uomo (e non di Dio), quando prega deve nascondere la sua terrestre carnalità. L'ex Saulo fu addirittura più integralista di Maometto, che non impose mai il velo per motivi teologici, e anzi vietava il velo integrale durante i pellegrinaggi alla Mecca. Insomma, tutto è molto complicato - ma una cosa è sicura: se una donna gira in luglio intabarrata da capo a piedi a Dio non fa né caldo né freddo, beato lui. Ed evidentemente nemmeno a lei: si sente meglio così, magari anche solo per il fatto che l'alternativa è l'ira di un marito o di un padre integralista. A me non resta che pregare l'Altissimo, qualunque sia il suo nome, di mettere un po' di sale nelle nostre teste, coperte o meno.

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