Dalla valanga di "sì" un "no" grande come una casa

RIMINI - Notizie opinioni - mer 29 giu 2011
di Giampaolo Proni

Il significato dei referendum
Gli italiani dicono basta, ma alternative chiare non se ne vedono

I risultati dei referendum sono stati molto più significativi delle elezioni amministrative. Dal 1995 nessun referendum abrogativo aveva raggiunto il quorum, a parte il referendum costituzionale del 2006.
Sull'esito pratico dei referendum è lecito avere dei dubbi: diversi referendum sono stati annullati dalla partitocrazia prendendo letteralmente per i fondelli gli elettori. Nel 1993 furono abrogati tra l'altro: le pene per la detenzione ad uso personale di droghe leggere, il finanziamento pubblico ai partiti, il Ministero dell'Agricoltura, il Ministero del Turismo e Spettacolo. Ogni commento è superfluo.
Ma il segnale che l'elettorato italiano è scontento di una serie di cose è ormai troppo evidente per poterlo negare.
Il voto sul nucleare è l'espressione di paure irrazionali, e quello sul legittimo impedimento è la prova che Berlusconi è ormai visto come un politico al pari degli altri.
Il voto sull'acqua è più interessante. Pochi votanti hanno capito veramente di che cosa si trattava. Ma il senso del voto significa chiaramente: "Non crediamo più nelle privatizzazioni". Sia quelle di destra sia quelle di sinistra. Tant'è che, come spiegato da Nando Piccari su queste pagine, l'esito del referendum ha creato seri problemi nel colosso emiliano-romagnolo Hera.
Ci era stato promesso che con le privatizzazioni il mercato si sarebbe aperto, i servizi sarebbero migliorati e i prezzi scesi. Hanno privatizzato ferrovie, telefono, elettricità, autostrade, gas, banche e aziende pubbliche, acqua, pompe funebri, ecc. I prezzi sono scesi nella telefonia, ma sono scesi in tutto il mondo e più che noi. Il resto è aumentato e continua ad aumentare (non so per le pompe funebri, lo ammetto) e funziona in molti casi peggio di prima. Ecco perché i cittadini si sono stufati. Guadagniamo di meno e spendiamo di più degli altri europei per i servizi e per molte merci.
L'opposizione proclama che l'elettorato è diventato di nuovo di sinistra, ma secondo me non è proprio così. Quello che gli italiani dicono è che il modello dell'Italia privatizzata e imprenditoriale di contro all'Italia pubblica e statalista, che ha iniziato a formarsi negli anni '80 con Craxi e ha poi portato a Berlusconi, non ha prodotto quello che è stato promesso. Il PD è stato un alfiere delle privatizzazioni più del Polo, anche se ora Bersani fa finta di essersene dimenticato. Ma solo un pazzo potrebbe pensare di tornare alle nazionalizzazioni e ridare i servizi al settore pubblico come era un tempo. Il fatto è che le privatizzazioni sono state in gran parte finte. In Italia anche le aziende quotate in borsa sono piene di poltrone riservate ai politici furbi (altro che trombati!). E fanno profitti grazie all'assenza di concorrenza e all'aiuto di authority compiacenti e prive di potere.
Quello che la sinistra italiana si trova di fronte oggi è una richiesta disperata: trovare una soluzione là dove sia il modello statalista sia quello del mercato hanno fallito. Ma non per i loro difetti intrinseci, bensì il primo per la corruzione e il clientelismo e il secondo per l'assenza di vera concorrenza e di vero controllo.
Salvo eventi imprevedibili (ma non impossibili) la sinistra vincerà le prossime elezioni politiche e dovrà formare un governo. Ma il PD quasi certamente sarà più debole di prima, in preda alle interpretazioni populiste e frammentarie di innumerevoli partitini che si disputeranno la vittoria. In questo momento il NO degli italiani alla situazione attuale è grande come una montagna, ma le proposte alternative sono pari a zero. Non possiamo accrescere il debito pubblico, non possiamo svalutare la moneta, non abbiamo denaro per gli investimenti, non spendiamo in formazione e ricerca (mentre in India e in Cina aumentano a dismisura, l'Università italiana sta addirittura perdendo studenti...), la disoccupazione giovanile è quasi al 30%, 10 punti in più della media europea (dati Istat aprile 2010). E ci aspetta una manovra da 40 miliardi di euro che Visco addirittura vorrebbe da 50 (Sole24ore 22/6). La manovra Prodi del 1996 da 30 miliardi la ricordiamo bene: si fece sentire. Alcuni nell'opposizione sperano che Tremonti la faccia e che poi il governo cada. Ma il Parlamento italiano si è impegnato a Bruxelles a replicarla per tre anni di seguito. Dove il Superministro troverà questi soldi, tutti se lo chiedono. Nuove tasse sono difficili da imporre. I tagli al settore pubblico sono stati già devastanti, mettendo in ginocchio interi settori. Restano ancora molti sprechi ma difficili da stanare. E l'immensa area dell'evasione fiscale, che è l'Art. 1 della Costituzione Oscura: "L'Italia è una Repubblica divisa in due caste: chi paga le tasse e chi no". Come dicevano i greci: "Hic Rhodus, hic salta."

 

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