San Gregorio che non c'è più

Rimini - Notizie Borgo San Giovanni - mer 29 giu 2011
di Annamaria Bernucci

Dell'antichissima chiesa resta solo il nome della via

Demolita nel 1855 con i suoi mosaici e le sue sculture

L'unica traccia che resta è nella toponomastica: via S.Gregorio. L'incrocio con via XX Settembre era il luogo dove sorgeva. La sua decadenza, come sottolinea Pier Giorgio Pasini, era già avviata con l'arrivo nel borgo dei Carmelitani, che presero possesso della chiesa di S.Giovanni Battista e delle case annesse, entrate a far parte del patrimonio e adattate a convento.
Pietro Santi (1737-1812), artista e incisore, intenditore d'arte e professore di disegno, architettura e ornato nel locale Ginnasio è tra le personalità più illuminate quanto trascurate del ‘700 riminese. Alla sua matita estrosa si deve una rara documentazione e traccia iconografica di S.Gregorio, ripresa dallo stesso Luigi Tonini: si tratta di tre disegni a penna e acquerello, conservati in Biblioteca Gambalunga, Gabinetto delle stampe e disegni, incollati su un unico foglio e la didascalia manoscritta così recita: Veduta dalla parte di levante dell'antico tempio cristiano posto fuori Porta Romana, collocato a mano sinistra in un podere. Corrono molte opinioni intorno a questo tempio, si dice che fosse l'antica cattedrale, altri il fonte battesimale ed altri un'antica parrocchia. Segue in successione un secondo disegno con la pianta e lo spaccato della antica S.Gregorio con dettagli dei capitelli e delle basi di colonna e un terzo schizzo con i particolari dei mosaici di cui l'interno era sicuramente decorato, con riferimento al tema del Buon Pastore. La dedicazione probabilmente è a S.Gregorio Magno e ricordava, considerando il tempo di edificazione, il mausoleo di Galla Placidia a Ravenna, per la tipologia e la pianta a croce greca. La chiesa dunque si affacciava sulla Flaminia, secolarmente la via d'accesso alla città da sud, quasi dirimpetto a S.Giovanni, creando una vista d'insieme sicuramente d'effetto. Va ricordato che esisteva in Rimini un'altra chiesa omonima nel centro, adiacente all'attuale piazza Cavour, e che S.Gregorio era distinta da questa con la denominazione ‘fuori le mura'.
A lungo si è ipotizzato sulla committenza dell'edificazione di S.Gregorio, ricorrendo anche al nome del Vescovo Stemnio o della stessa Galla Placidia.

Il Borgo dai tanti nomi
San Bartolo, San Genesio, San Giovanni e infine XX Settembre

E' noto che la denominazione del borgo che si estende dal fiume Ausa sino all'odierna via Tripoli ha avuto nel tempo vari cambiamenti: borgo S.Bartolo già di S. Genesio, come appare nella pianta di Alfonso Arrigoni che corredava nel 1616 l'Historia di Cesare Clementini, poi borgo S.Giovanni e Borgo XX Settembre: si sono affermati prima e dopo l'unità d'Italia. S.Giovanni è sempre stato un borgo popoloso, abitato da artigiani e commercianti, e si è stretto attorno alla sua parrocchiale (dal 1606) S.Giovanni Battista, definita nell'antica cartografia extra portam e che nel ‘400 aveva un portico in facciata e le sepolture nella parte posteriore dell'abside.
S.Gregorio, che gli storici definiscono "interessantissima" per via della sua affinità con le antiche chiese ravennati del V secolo, restò chiusa dal 1797, le soppressioni napoleoniche ebbero un notevole peso agendo per la sua cancellazione; passò a proprietà privata e una demolizione risolutiva del 1855 fece il resto. In quella occasione, racconta L.Tonini nel suo Rimini dopo il mille, "furono trovate in essa delle arche di marmo e varie pietre scritte dei tempi romani".

Incantò il D'Agincourt con i suoi mosaici
La chiesa appare citata una prima volta in un documento medievale, la bolla papale di Lucio II (21 maggio 1144). Il Marcheselli nel suo Le pitture di Rimini, sottolinea che "Nella tribuna di questa chiesuola veggonsi i simboli dei quattro evangelisti con altre cose lavorate di antico musaico". L'apparato decorativo interno interessò un intenditore d'arte come il D'Agincourt (1730-1814), in Italia dal 1778, che offrì la descrizione di alcuni capitelli e basi di colonne di S.Gregorio nella sua opera fondamentale Histoire de l'art par les monuments dove trattò dell'arte medievale e rinascimentale e riferendosi alla chiesa non esitò a scrivere che "essa offre una più ricca varietà di impostatura o di vertice".

 

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