Facile fare "il privato" con i soldi pubblici

RIMINI - Notizie satira - mer 15 giu 2011
di Nando Piccari

L'amministratore delegato di Hera e i referendum
Quando soci di maggioranza e manager vanno in direzioni opposte

Dopo l'esito straordinario del referendum, che ha visto il raggiungimento del quorum e una trionfale valanga
di "sì", sono certo che chi legge avrà nel frattempo già saputo delle inevitabili dimissioni dell'Amministratore Delegato di Hera, Maurizio Chiarini, che aveva perorato l'esito opposto di almeno il secondo dei due quesiti sull'acqua, quale irrinunciabile condizione per non compromettere quella che, dandomi un tono, chiamerò anch'io la "mission aziendale (o la ‘vision d'impresa'? Boh..) della multiutility". Visto che il socio di larga maggioranza di Hera altri non è che la collettività, rappresentata "pro tempore" da sindaci che nella quasi totalità si sono pronunciati - quando non addirittura battuti - per il "Sì", la domanda è perfino banale: s'è mai visto che un amministratore delegato, soccombente in un contrasto con la proprietà, non ne tragga le dovute conseguenze? Ma se anche non fosse stato il Sì a vincere quel referendum sull'acqua, come avrebbe potuto Chiarini sentirsela di rimanere al suo posto, dopo aver attivamente "brigato" contro la visione strategica del "socio effettivo" di riferimento? Ben sapendo, per di più, che "l'agognato privato" non avrebbe certo la delicatezza di aspettare il bel gesto dell'Amministratore Delegato per sancirne la dipartita. Se Hera dovrà dunque reperire un nuovo super manager, suggerisco di chiedere aiuto alla «Formatrice e consulente in Risorse Umane, Sviluppo Professionale e Personale» (l'insensata pioggia di maiuscole è sua), relatrice alla recente conferenza «Contattate le Vostre Risorse per raggiungere i vostri obbiettivi personali e professionali», tenutasi a Misano; che per l'occasione, dato il sapore vagamente yuppie del tema, si è sentita per una sera "la Misano da bere". Ben diversa - non me ne voglia il Sindaco Giannini - dalla Misano-misogina balzata in questi giorni all'onore (si fa per dire) delle cronache per aver accettato l'incredibile diktat della "consorella maggiore" Riccione - ahi ahi Pironi! - affinché la congiunta squadra anti-abusivismo che opererà in spiaggia sia composta di soli vigili maschi. Poiché una delle più frequenti manifestazioni di inconsapevole maschilismo è l'assillo a "proteggere la donna" (dalla sua inferiorità, naturalmente), la motivazione non poteva che essere quella di non esporre le vigilesse a rischi. Anche se viene poi detto che «dovrebbe essere l'ultimo anno di esclusione, perché i pericoli per le donne in forza al Corpo dovrebbero essersi sensibilmente abbattuti»: come se in Italia non fossero già tante le poliziotte, le carabinere e le vigilesse che quotidianamente affrontano gli stessi rischi dei colleghi maschi! Bisogna poi stare attenti a non cadere dal maschilismo al "machismo" vero e proprio: chi l'ha detto che contrastare l'abusivismo voglia per forza dire risse e scazzottature? Mica è come andare a una festa vip, tipo quella in cui di recente, a Milano, se le son date di santa ragione due dei più ridicoli esponenti dell'idiozia del tatuaggio: Bobo Vieri e quella specie di "Sgarbi analfabeta" di Fabrizio Corona. Quest'ultimo s'è ritrovato steso da un gran pugno in faccia e io non so darmi pace per non riuscire a deprecare il fatto; forse perché, inconsciamente, appartengo alla vasta schiera di Italiani che avrebbero voluto essere al posto di Vieri. Così come - lo confesso e me ne vergogno - ho accolto con neanche tanto piccolo divertimento la notizia che, in Svizzera, il lego-razzista Borghezio sia stato malmenato e consegnato alla polizia dal servizio d'ordine del Club Bilderberg, alla cui riunione pretendeva di partecipare insieme ad altri figuri. Chissà se Bossi, all'imminente Carnevale di Pontida, sputacchierà di nuovo nel microfono che "se Roma ladrona romp i ball, num anduma in Svisera!" Nel frattempo lui e Berlusconi continuano a incontrarsi, mossi dall'assillo di «trovare la quadra». L'altro giorno pareva l'avessero finalmente trovata; invece era solo la testa di Calderoli che per un attimo ha fatto capolino sulla porta.

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