Il lungo tramonto del riformatore mancato

RIMINI - Notizie opinioni - mer 15 giu 2011
di Giampaolo Proni

Dalle grandi aspettative del '94 al tirare a campare
Berlusconi è abituato a seppellire i suoi becchini, ma questa volta il declino sembra irreversibile

L'esito elettorale ha avvicinato di un altro passo la fine dell'era Berlusconi. Silvio Berlusconi resterà nella storia italiana come l'uomo che ha saputo utilizzare nel modo migliore la situazione sociale, mediatica e politica dalla metà degli anni '70 al primo decennio del 2000. La sua fase giovanile lo vede primeggiare nell'insinuarsi prima e forzare poi un sistema televisivo arretrato, aprendo in Italia il mercato della pubblicità, di fatto tenuto chiuso dalla talebana visione della DC. Berlusconi non edifica un'impresa mattone su mattone come nella tradizione lombarda, ma si muove nel tramonto della Prima Repubblica appoggiandosi di volta in volta ai socialisti e ai democristiani e crescendo nelle falle di uno stato dominato dagli interessi miopi dei partiti. Non a caso i suoi settori di intervento sono la speculazione edilizia e la televisione, controllate dalla politica. E' sempre accompagnato da un robusto staff di avvocati col pelo sullo stomaco. Eppure non solo sopravvive là dove personaggi come Gardini, Calvi e Sindona perdono addirittura la vita, ma vince e prospera. Non si può certo dire che sia un imprenditore modello integro e moralista, ma sicuramente nel periodo in cui diede vita alla sua impresa l'Italia non era l'ambiente ideale per questa specie, se mai lo è stata.
La seconda parte della vita di Berlusconi è quella della politica.
Berlusconi scese in campo di fronte al crollo del combinato politico che lo aveva sostenuto e alle minacce esplicite ("Credo che emigrerà", disse D'Alema col suo simpatico ghigno) da parte della sinistra, ma soprattutto alla incapacità della parte moderata di reagire a Tangentopoli. Finanziare semplicemente un partito in quel momento era difficile: le indagini in corso erano quasi tutte per finanziamento illecito ai partiti, lo si ricordi. Da parte sua la sinistra, sicura di una vittoria senza avversari, non considerò l'opportunità di un accordo sui media. Così, il Cavaliere ritenne che gli restasse solo l'impresa personale. Nessuno, neppure lui, sapeva come sarebbe andata. Ma Berlusconi era consapevole del peso di tre reti TV e della propria immagine di imprenditore estraneo alla politica.
Silvio dimostrò comunque di essere piuttosto ingenuo all'inizio, e mal gliene incolse quando, abbandonato da Buttiglione e Bossi (sì, da Bossi), il suo primo governo crollò in Parlamento. Però si vide che imparava presto. Fece tesoro della sconfitta e cambiò strategia. Questo purtroppo costò al paese l'abbandono del progetto liberale, perché il Cavaliere comprese che senza l'appoggio della fazione clericale e statalista il centrodestra non aveva chance. Le componenti reazionarie del paese, infatti, venivano corteggiate anche da sinistra, ed era inevitabile cercarne il sostegno. In Italia l'attrazione dei poteri conservatori è la dannazione di ogni politica riformista. Così Berlusconi si avvicinò all'ex DC e ai suoi capi, come terza gamba del Polo dopo Lega e AN (non dimentichiamo che l'appoggio di Berlusconi alla nascita di Alleanza Nazionale fu determinante).
Ne risultò il sistema che ha governato l'Italia per dieci anni dal 1994 a oggi. Ma anche un indirizzo conservatore e sotto certi aspetti reazionario (contemporaneo a una fase tradizionalista delle gerarchie vaticane) che non ha saputo dare al paese riforme fondamentali per renderlo competitivo nel mondo globalizzato. La grande sconfitta del premier imprenditore è il PIL Italiano, da oltre dieci anni inferiore ai maggiori partner occidentali.
E' importante ricordare comunque che Silvio Berlusconi non è stato sempre lo stesso, ma ha interpretato il suo ruolo in modo adattivo rispetto ai tempi e alla mappa del potere. La sua virtù principale è nell'unire una ferrea determinazione al successo a una straordinaria capacità di comprendere e piegarsi alle circostanze. Il presente governo è lo specchio fedele di questa doppia natura: costruito sul pilone di cemento di Tremonti, il cui unico compito è il controllo della spesa, l'esecutivo e il programma per il resto sono stati cedevoli come silicone.
Storicamente, l'Italia avrebbe potuto sfruttare meglio il primo Berlusconi, disposto a modernizzare il Paese. Purtroppo non è accaduto e l'eredità che il Cavaliere ci lascia è molto minore delle aspettative.
Non è dato sapere quando il tramonto del Cavaliere diverrà crepuscolo. Dipende soprattutto da quanti lo tradiranno e quando. Conoscendo gli italiani, per i quali il tradimento è una tradizione secolare, questo avverrà sicuramente. Ma la vitalità berlusconiana ha già rovesciato diversi pronostici. Il declino attuale, tuttavia, lo vedo definitivo, perché i tempi sono cambiati e l'uomo è invecchiato. Ma può durare a lungo, e certamente non avverrà senza reazioni.

 

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