Intervista al prof. Edoardo Boncinelli

MISANO - Notizie cultura - mer 15 giu 2011
di Lorella Barlaam

Il 24 giugno a Misano "Lettera a un bambino che vivrà 100 anni"
De senectute al tempo del genoma 

Edoardo Boncinelli oggi insegna Fondamenti biologici della conoscenza all'Università Vita-Salute San Raffaele. Genetista di fama e scienziato rigoroso, nei suoi libri ha affrontato, in dialogo con filosofi come Giulio Giorello o Emanuele Severino, anche i fondamenti dell'esistenza, il senso e le forme della vita, del tempo, del pensiero. A Misano, il 24 giugno, per "La biblioteca illuminata" presenterà la sua "Lettera a un bambino che vivrà 100 anni. Come la scienza ci renderà (quasi) immortali" (Rizzoli, 2010). «I bambini, e in particolare le bambine nate nei mesi scorsi hanno una probabilità su due di raggiungere i 100 anni» spiega il prof. Boncinelli. «È un dato impressionante. Ho pensato di raccontare indirizzandomi direttamente a loro cosa sta succedendo dal punto di vista biomedico. Certo, abbiamo individuato i geni che combattono l'invecchiamento, adesso bisognerebbe intervenire sul genoma, ma è un passo ancora lungo. La speranza di vita è raddoppiata nell'ultimo secolo anche perchè mangiamo meglio, abbiamo imparato a lavarci le mani col sapone, a usare gli antibiotici. La mortalità infantile è stata quasi debellata, la medicina è sempre più pronta e potente nel venire in aiuto agli acciacchi di una certa età. Ma il tema del libro è perché invecchiamo, anche se sempre più tardi... su quello che succederà non ho la sfera di cristallo, anche se hanno sempre più importanza le possibilità aperte dai trapianti e dalle cellule staminali.» Quelle che J. Habermas stigmatizza come "tecniche genetiche disumanizzanti"? «Habermas, che se la prende con gli esperimenti di modificazione del genoma che permettono di allungare la vita ed eliminare la malattia, è un filosofo tedesco» sorride Boncinelli, «e forse ha ancora un po' di sensi di colpa per quello che è successo durante l'ultima guerra...» È vero però che le frontiere tra medicina, etica e filosofia sono sempre più permeabili. «Perché la gente ha risolto tanti problemi e si confronta adesso col tema della salute, hanno sempre più spazio la bioetica e la biopolitica è all'ordine del giorno.» Fino a prefigurare scenari in cui non si morirà più... «Penso che la gente avrebbe più piacere di vivere bene e a lungo, l'immortalità vera e propria non è detto che sia un bene...» Mentre, per riprendere una sua lectio magistralis, invecchiare è un destino o una scelta? «Fino a 25 anni fa non si sapeva quali processi si innescassero. Adesso sappiamo che alla selezione naturale non interessa ciò sarà di noi dopo l'età riproduttiva: quindi ci porta al massimo e poi ci lascia sfiorire, e noi ci riempiamo di "errori". È l'accumulo di questi errori che ci fa invecchiare, e morire. Ma la concezione di questa epoca della vita è cambiata: oggi ho 70 anni e da ragazzo, quando guardavo una persona di questa età, mi sembrava decrepita. Io non mi sento certo vecchio, anche se, naturalmente, ho qualche acciacco!» Edoardo Boncinelli nel 2008 ha pubblicato anche una sua traduzione dei lirici greci. «In tutto sono 365: un frammento da leggere per ogni giorno dell'anno. Anche questo fa parte di una politica di vita migliore: tenere impegnato il cervello ci fa vivere meglio e più a lungo.»

 

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