I romani alle fogne ci avevano pensato

Rimini - Notizie Borgo Sant'Andrea - mer 15 giu 2011
di Luca Vici

I guai iniziarono nel Medio Evo

Fin dalla sua fondazione Arminum poteva contare su di una rete efficiente

Il problema della fogne a Rimini è all'ordine del giorno. Ma come andavano le cose in passato?
Come ogni città romana, Ariminum era ben servita da acquedotti. Ma, una volta impiegata per i vari usi domestici, l'acqua diventava un problema per la salubritas civitatum e doveva quindi essere evacuata in maniera sistematica.
I romani inventarono un complesso sistema di canalizzazioni sotterranee, organizzate in vari ordini di grandezza a seconda delle aree servite e della portata d'acqua.
Al primo ordine si possono riferire gli scarichi di un insediamento privato, di una casa, o di un'attività artigianale, rappresentati da tombini di varia forma collegati a piccoli canali, che confluiscono in un'unica canalizzazione, che possiamo definire di secondo ordine.
Ogni singola canalizzazione andava poi a congiungersi con una di maggior portata, primaria, che si posizionava normalmente sotto gli assi stradali, ossia il terzo ordine, che all'occorrenza poteva confluire in un collettore terminale di grande portata, che scaricava nei fiumi o direttamente nel mare, che rappresentano il quarto ordine.
A Rimini il sistema fognario venne realizzato a partire dall'epoca repubblicana, e poi in particolare regnante Augusto, in congiunzione con l'assetto stradale preesistente, che venne usato fino ai secoli III-IV d.C. senza particolari riadattamenti.
I condotti fognari di primo ordine rinvenuti più frequentemente negli scavi archeologici della nostra città, erano costituiti da un canale di sezione rettangolare, di dimensione piuttosto ridotta (0,50 m x 30 m ca.), con muretti legati con malta, copertura costituita da un mattone, solitamente un sesquipedale, messo in opera di piatto oppure nel caso di canali di dimensioni maggiori da una lastra lapidea e tegoloni laterizi sistemati come base.
Il miglior esempio di questo tipo di fognatura è ancora oggi visibile nello scavo archeologico della Camera di Commercio, in via Sigismondo: in corrispondenza di un vicolo interno all'insula, sul quale si sviluppavano due abitazioni di epoca repubblicana-primo imperiale, correva un grande collettore in laterizio, rinnovato e rialzato in epoca augustea, al quale si innestavano gli scarichi secondari provenienti dagli edifici vicini, il tutto poi doveva finire nel collettore principale posizionato sotto il decumano minore, di cui non si sono ancora rinvenute tracce.
Fonte: A.R.R.S.A., a cura di Cristina Ravara Montebelli, "Aqua ariminensis"

Quel Rigagnolo della Fontana
Scarichi a cielo aperto e colera fino al 1885

Non si sa con certezza in che epoca collassò la rete fognaria antica. Di sicuro nel Medio Evo la situazione era ben diversa rispetto all'età romana, e in peggio. Basti pensare a un semplice fatto: una delle vie principali della città densa di palazzi nobiliari, l'odierna via Gambalunga, si chiamava "Contrada del Rigagnolo della Fontana": cioè era percorsa dallo scarico a cielo aperto della fontana "della Pigna", lungo la via peraltro i cittadini riversavano ogni liquame. Particolarmente malsana era la zona presso porta Marina, dove ristagnavano le acque del lavatoio di S. Cataldo. Per non dite della fossa Patara, più volte segnalata dalla cronache per il suo stato disastroso. Fatto sta che gli ultimi casi di colera a Rimini si verificarono nel 1885.

La mappa dei collettori
Gli studi del Tonini sull'area di via Garibaldi
Nel tratto di cardine compreso tra l'area forense e Porta Montanara, è possibile ricostruire gran parte del sistema fognario grazie alla documentazione del Tonini, che è stata verificata durante accertamenti condotti dalla Soprintendenza Archeologica di Bologna nel 1980.
Nel 1864, durante la realizzazione di un nuovo impianto fognario in Contrada dei Magnani (via Garibaldi), Tonini riferì della scoperta di numerose iscrizioni, riutilizzate come copertura per "chiavichette". Tale impianto aveva tegoloni dell'Officina Pansiana, con il bollo già noto NER. CLAUD. PANS. Dunque posteriore all'impero di Nerone.
Gli scavi archeologici effettuati dalla Soprintendenza hanno inoltre verificato l'esistenza di due piani stradali e di un condotto fognario vicino all'oratorio di San Nicola da Tolentino.
Nel 1864, inoltre, gli scavi archeologici riportano alla luce un condotto fognario che proseguiva oltre alla Porta Montanara, e che con tutta probabilità scaricava nella fossa Patara, la quale entrava in città vicino alla porta di S. Andrea, e proseguiva in centro tagliando l'attuale corso d'Augusto e andando a sfociare nei pressi dell'Anfiteatro.
La fossa Patara, è un perfetto esempio di collettore di IV ordine, una sorta di cloaca maxima a cielo aperto, che ha svolto tale compito fino ai primi del XX secolo.

 

 

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