Il paese che ci portiamo dentro

RIMINI - Notizie attualità - mer 15 giu 2011
di Raluca Albu

Restare, ritornare o cambiare paese: una domanda che molti immigrati si sono fatti 

Andarsene, l'ultima speranza. Un pensiero che credo abbia attraversato il cuore di quasi tutti coloro che hanno lasciato dietro di sé il proprio paese alla ricerca di una vita migliore. Non mi meraviglio più quando in televisione si ripropongono scene di immigrati arrivati sani e salvi a Lampedusa che ringraziano tutti anche se in Italia li aspetta un centro di identificazione con filo spinato, guardie e un futuro incerto appeso ad un pezzo di carta. Ma tanto non è che cercavano il paradiso, ma solo un posto dove poter lavorare e vivere decentemente e la speranza è l'ultima a morire. 

Rimanere o andar via dall'Italia purtroppo non è solo un argomento che riguarda gli stranieri arrivati nel bel paese, ma anche gli italiani, sopratutto coloro che non si accontentano, coloro che non ci credono più, coloro che continuano a sognare. Vanno via gli immigrati che in Italia non hanno trovato una casa, ma solo una porta verso l'Europa. Vanno via i figli degli stranieri, le cosiddette seconde generazioni, che dopo un percorso scolastico coronato con la laurea non trovano lavoro, che non vogliono lavorare nei call center, che vogliono mettere a frutto le loro conoscenze, coloro che vogliono fare ricerca mentre in Italia ricerca quasi non si fa, coloro che hanno idee brillanti ma non soldi per metterle in pratica, coloro che a volte hanno subito discriminazioni per il colore della pelle o per un accento strano o sbagliato. Tornano nel loro paese gli immigrati che in Italia non hanno trovato la loro strada e non sono riusciti a vivere in una realtà a volte molto diversa rispetto al proprio paese. Scelgono di ritornare coloro che vedono cambiamenti positivi nel proprio paese e possibilità di crescita economica e personale. Molte volte il richiamo della propria terra è più forte di qualsiasi avversità.
Restano in Italia gli immigrati che hanno un qualche lavoro, anche se tante volte purtroppo in nero, gli immigrati che sono riusciti ad avere un mutuo e comperare una casa, gli immigrati che sono stanchi di andarsene di nuovo. In Italia sono stati ben accolti, seguiti nelle pratiche da associazioni di immigrati o sindacati, sono riusciti a fare comunità e ad interagire con gli italiani, coinvolgendoli in tante attività collegate al proprio paese, tradizioni e cucina. Qua i loro figli possono studiare tranquillamente in un clima interculturale e apprendere le regole della civile convivenza. Qua hanno vissuto per la prima volta in pace, senza il suono dei bombardamenti o la paura delle malattie. Hanno tante volte ignorato episodi di discriminazione e hanno apprezzato molto il sorriso e le buone parole della vicina di casa. Qua hanno pianto, sorriso e sognato. Qua si sentono quasi Italiani e sperano che un giorno lo saranno per davvero.
Al di là dei tempi duri che attraversa l'Italia e l'intera Europa penso che ognuno debba essere libero di cercare la propria felicità ovunque. In Italia o altrove il nostro paradiso ce lo portiamo dentro!

 

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