Con il Laboratorio Psicosociale Alcantara, Antonio Catalano
L'11 giugno "Il Villaggio delle case fragili"
Dove abitano micro-storie e aleggia San Francesco
Gli "Universi Sensibili" sono la cosmogonia portatile di Antonio Catalano, artista/artigiano della casa degli Alfieri di Asti, cantiere aperto di esplorazioni tra teatro e arti visive. Una presenza singolare nel teatro italiano, che costruisce occasioni di poesia, trasfigurando storie e oggetti quotidiani. Dalla condivisione di questo sguardo è nato l'incontro con il Laboratorio Psicosociale Alcantara. E "Il villaggio delle case sensibili", evento unico che, in collaborazione con l'Istituzione Musica Teatro Eventi, l'11 giugno al tramonto nel Complesso degli Agostiniani darà momento e luogo al mondo "fragile" nato dal lavoro di un anno. «Una sorta di laboratorio, ma in un laboratorio c'è un maestro, ruolo cui non tengo» racconta Catalano. «Piuttosto un'esperienza, vissuta con ragazzi che hanno una particolare, diversa attenzione nei confronti della realtà. Fatta di silenzio, di riflessione, insieme interiore e superficiale. Che alternano alto e basso, dicono cose stupende nella banalità, creando cortocircuiti. Io ho portato loro la mia esperienza, cercando il più possibile di non fare psicodrammi esercizi ma di far succedere qualcosa sul momento. Arrivavo senza preconcetti, disarmato. Damiano Scarpa ha fatto il grosso del lavoro, io sono arrivato qui e là ho dato qualche idea, suggestioni, scarabocchi...» Come si è svolto il percorso? «Proviamo a immaginarlo come un aereo da pilotare: io do alcune regole e i passeggeri a volte sbilanciano l'assetto, mentre cerco di mantenere la rotta. Verso dove? E' un mistero, un viaggio strano: ognuno ha una sua rotta, non c'è strategia. Poi siamo atterrati in un "villaggio fragile", in cui la fragilità che siamo può diventare un atto poetico. Case costruite di canne, come disegni di bambino, infotografabili. Dentro le quali abitano i ragazzi del Laboratorio, con la loro evocativa fragilità.» Un tema su cui Catalano sta lavorando da anni, in diversi contesti. Che nell'incontro con la disabilità sviluppa un potenziale diverso. «Una ricchezza è l'errore nei tempi teatrali. Per me l'errore è lo scarabocchio iniziale da cui nasce tutto. A scuola va corretto, qui è il punto di partenza per capire un mondo che non ha le righe dritte. Io rubo tanto da loro, che hanno il coraggio di tenere tempi lunghi sospesi... e mi sono molto divertito. Riescono a mettere insieme una personale tragedia di fondo con un umorismo spiazzante, un grande senso di leggerezza.» Dentro le case del "Villaggio fragile" «c'è chi racconterà se stesso più direttamente, chi farà qualcosa di più delicato, come una danza. Io farò da cicerone.» Micro-storie che chiedono un ascolto aperto alla meraviglia. «Se il pubblico viene a guardare con gli occhi dello spettacolo televisivo, ha sbagliato completamente. Se viene con atteggiamento più disponibile alla lingua teatrale, commette un errore. Non è un'azione teatrale. Se arriva con l'occhio dello psicologo, è sulla cattiva strada. Se ha l'occhio innamorato del genitore, pronto a portarsi via un'esperienza, una memoria, già va bene. Lo spettatore ideale però è quello che arriva aperto a un evento irripetibile, disposto ad essere vulnerabile.» E sulle case di questo villaggio «forse vedo aleggiare San Francesco" conclude Catalano. "Trasparente e gracile anche lui: il santo protettore delle fragilità.» Le musiche dal vivo saranno eseguite da Alberto delle Piane. Ore 18. Prenotazione obbligatoria, info@alcantarateatroragazzi.it
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