Ha vinto... Pisandrea

RIMINI - Notizie satira - mer 01 giu 2011
di Nando Piccari

Quella foto di Gnassino all'asilo...
Onore a Renzi, tanti saluti a Pini

Convengo che in politica occorrano fair play e spirito cavalleresco nei confronti dell'avversario sconfitto, al quale va tributato l'onore delle armi. Ma io in politica non ci sono più da anni, per cui in questo lunedì notte post elettorale posso permettermi di godere come un matto pensando a quale atroce sofferenza e incontenibile rabbia la disfatta appena subita stia provocando a Berlusconi, che peraltro non è il mio avversario, ma piuttosto il nemico numero uno del buonsenso, del buongusto, del buongoverno, della buona creanza e di tante altre buone cose che la sua rapace presenza sta mettendo sempre più a rischio. 

A rafforzare questa mia "licenza", si aggiunge poi un'emozione per la vittoria di Gnassi a Rimini che va ben oltre il suo significato politico. Lo so, rischio di cadere nel sentimentalismo, ma pensare ad Andrea sindaco è per me tutt'uno con l'affacciarsi prepotente di mille ricordi. Dall'incontro giovanile con i suoi genitori, Enrico e l'indimenticabile Lella, al lungo e comune percorso di vita che ne è seguito, contrassegnato dalla speranza (o forse dall'illusione) di poter contribuire a costruire un mondo migliore, lungo il quale sono cresciuti Andrea e "quel discolo" di suo fratello Sergio, assorbendone la più intima essenza. Siccome a una certa età è facile che i ricordi si colorino di masochistica nostalgia, ecco allora l'aggiunta di una malandata polaroid del 1973 scattata al compleanno di mia figlia Miki, con il futuro Sindaco di Rimini in grembiulino dell'asilo ritratto a fianco della festeggiata e, a seguire, di Gianna Giovagnoli, oggi moglie di Fabio Pazzaglia; con alle loro spalle Marco e Paolo Franchini, odierni titolari di un'azienda leader nel campo delle energie rinnovabili e, in mezzo a loro, l'attuale Presidente dell'Enaip, Sabrina Zanetti.
Venendo finalmente alla politica, se avessi titolo per farlo mi sentirei invece di tributare l'onore delle armi a Gioenzo Renzi, per avere egli portato fino in fondo la sua croce di "candidato impossibile" a Sindaco di Rimini. Impossibile per tante circostanze e fattori, in una certa misura a lui attribuibili, quali l'ostilità fascisteggiante manifestata nei confronti della festa del 25 Aprile, una venatura di "squadrismo verbale" verso l'avversario, un che di "spedizione punitiva" in quell'ossessivo "cacciamoli via, mandiamoli a casa"; ma in gran parte gravatigli addosso come macigni, a cominciare dalla funzione devastante dei suoi più pervicaci testimonial: Massimo Lugaresi e Gianni Pecci, che non ne azzeccano una nemmeno per sbaglio. Tant'è che il primo, auto-convintosi di essere in grado di produrre pensieri politici in proprio, s'è rovinato fino al punto di arrivare a mendicare senza successo l'attenzione di chiunque stia a destra, dalla Lega agli ex missini; mentre il secondo, da quando non è più un portaborse di Prodi, continua a farsi compatire raccontandosi come "l'inventore" del famoso pullman dell'Ulivo, che invece dovette solo prenotare telefonicamente.
Chiunque però capisce che la principale disgrazia di Renzi sia stato l'abbraccio mortale con Pini, il ras legaiolo per il quale la sconfitta del candidato da lui imposto al Pdl rappresenta solo la penultima disfatta, a cui seguirà presto quella dell'inaugurazione del Palas, bersaglio della sua insensata furia anti-Rimini. In vista del doloroso evento, Piloni da Forlì ha messo le mani avanti: «Sospetto che il Comune tiri fuori il coniglio dal cilindro e si prepari a concedere l'agibilità». No, non si tratta di un coniglio, ma di uno strano volatile.
Non ha le sembianze né del "pennuto ingegnere" che gli presta la sua scienza, né del Bubo (meglio noto come Gufo Cornuto) che qualcuno dice di aver visto, in camicia verde, appostato sul tetto del Palas. Non so a Forlì, ma a Rimini lo chiamano "l'uccello padulo".

 

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