Non sono io che ti ho trombato

RIMINI - Notizie satira - mer 01 giu 2011
di Lia Celi

Galateo elettorale
L'amico candidato è andato male? Lasciamogli credere che ci dispiace

Galateo elettorale, seconda e inevitabile puntata: ovvero, come comportarsi con amici e conoscenti che si sono candidati alle elezioni comunali, una volta che le urne hanno emesso il loro verdetto. Eventualità che, come abbiamo osservato nella prima puntata, tocca parecchi riminesi, visto il numero di liste in gara.
Da ieri, finalmente, dopo settimane di cautele, sorrisi di circostanza e scongiuri a mezza voce, possiamo sciogliere le riserve e dare libero sfogo ai nostri veri sentimenti... Sì, magari! Mica è così facile. Okay, se a palazzo Garampi e dintorni è approdato il tuo abituale compagno di calcetto, con cui vai politicamente d'accordo non solo quando si discute se sono migliori le tagliatelle di Zaghini o quelle della Delinda, non c'è nessun problema, anzi, i tuoi rapporti con la pubblica amministrazione potrebbero d'ora in poi risultare molto più semplici. E pure se la volontà popolare ha bocciato le ambizioni politiche del tuo acerrimo nemico (che oltretutto preferisce le tagliatelle di un postaccio carissimo), il tuo sguardo già ostile si arricchirà di una beffarda nuance di compatimento. Era l'unico a non essersi accorto che la maggioranza della gente in città ha su di lui la stessa opinione che hai tu.
Ma se invece ha ottenuto un plebiscito? Conviene tenergli il broncio o non è più utile tendergli sportivamente la mano, come ha fatto la Moratti con Pisapia (certo, dopo avergli dato del facinoroso ladro d'auto e simpatizzante di Al Qaeda, ma è acqua passata)? E se è il compagno di calcetto a essere stato trombato, bisogna offrirgli la cena di consolazione da Zaghini o dalla Delinda? Ma poi, bisogna proprio offrirgliela? Non dovrebbe offrirla lui a tutti gli amici che ha illuso, inducendoli a scommettere sul cavallo sbagliato?
Con i candidati che conosciamo di vista o poco più, è tutto un gioco di sfumature. Se un tuo conoscente abbastanza simpatico è stato trombato, niente faccia da condoglianze. Anzi, sorridigli con aria complice, sottintendendo: «Eeeh, si sa che il popolo è bue e poi meglio così, in questi tempi ingrati uno come te in politica è sprecato, hai molto più potere dietro il tuo banco di piada e cassoni. Fra cinque anni vedrai, ti porteranno in trionfo. E comunque sappi che io ti ho votato». Se, viceversa, l'eletto è uno che ti sta antipatico, ma non a livelli patologici, sorridigli con simpatia, lasciando intendere: «Non siamo mai stati in confidenza, e non sono così opportunista da farmi avanti ora che sei diventato importante. Che se poi ti rivelassi che ti ho votato potresti pensare che mi aspetto in cambio qualche favore. Quindi non te lo dirò mai, anche se è proprio così.»
In sostanza, la regola generale è: far credere a tutti di essere stati il nostro candidato. A noi non costa niente, a loro fa piacere, e finché nel segreto dell'urna ci vede solo Dio, che tutto perdona, chi può smentirci?

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