RIMINI Chi ha ucciso il mare?

RIMINI - Notizie Prima Pagina - mar 26 ago 2008
di Stefano Cicchetti
[{Fra sogni di grandezza e incubi da turistofobia} C’è qualche differenza fra uno stabilimento petrolchimico e uno balneare] Si può sognare in grande e si può sognare in piccolo, ma sempre sogni sono. E cioè non bazzecole, ma l’anima profonda dell’umanità. Dietro ad ogni sogno c’è una visione del mondo. Durante il dibattito sui project per il lungomare il biologo marino Fabio Fiori ha auspicato una “decrescita felice”, in sintonia con economisti come Serge Latouche. In attesa di incontrare qualcuno al mondo più povero – eventualità di questi tempi niente affatto remota – e tuttavia più contento, Fiori sul Corriere di Romagna ha chiarito il suo pensiero in una recensione al libro “Il mare” di Paolo Frascani (Il Mulino). Colpisce l’idea che un riminese come Fiori si è fatto del turismo: “Una delle più proficue e devastanti economie italiane: quella turistica balneare. In pochi decenni, tutto è cambiato, rapporti e consuetudini marinaresche consolidatesi nel corso di millenni sono state di colpo spazzate via, la pesca e il cabotaggio costiero, financo molte attività mercantili d’altura sono diventate di second’ordine di fronte alle nuove necessità balneari”. A chi, come chi scrive, ha amato visceralmente opere dello stesso autore come “Adriatico. Piccole storie di mare e di costa” (con l’Unità, 2003) e “Un mare – Orizzonte adriatico” (Diabasis, 2005), quelle considerazioni procurano un dolore profondo: per il veder ignorare realtà troppo evidenti, troppo vicine. E’ stato dunque il turismo a distruggere la millenaria cultura marinaresca? Fosse così, la ritroveremmo a due passi da noi. A Ravenna il porto - traffico 2007: 26 milioni di tonnellate - è una priorità vera e il turismo è un optional. Ciò l’ha salvata dalla “devastazione”? Vediamo immense aree petrolchimiche che meritarono un film come “Deserto rosso” di Antonioni già quando erano nel loro fulgore e che ora arrugginiscono in cerca di un riutilizzo. Vediamo quello che è oggi il mare: solcato da immani porta-containers, petroliere, traghetti superveloci, pescherecci di ogni stazza che arano i fondali e setacciano ogni onda. Il mare oggi va a motore e il motore ha distrutto la vela (e i trabaccoli e la lingua portolotta e un intero universo) come sulla terraferma ha cancellato il cavallo. Chi va ancora a cavallo e a vela, lo fa solo per turismo. Sbaglierò, ma chi ama il mare credo vada più volentieri alla darsena di Rimini che ai docks della Piallassa. Sarò matto, ma personalmente preferisco una metropoli balneare ad una città, anche piccola, che vive di un petrolchimico, di un bacino minerario, di un distretto del mobile o del tondino. Prendersela con il turismo è scambiare la causa con l’effetto. Il turismo è figlio del moderno mondo “industriale”, che ha ucciso il mondo antico. E’ cambiato tutto, appunto, e troppo in fretta. Tanto che non appena detestiamo una novità siamo già costretti ad averne nostalgia. L’unico modo che ci rimane per sfiorare il ricordo di quanto è perduto resta proprio il turismo, per quanto apparirà sempre artefatto andare in campagna senza vangare, ma tuffandosi nella piscina di un agriturismo. Desidero perciò qui ringraziare il mio bagnino, che ha fatto una grande operazione di cultura marinaresca, ma che non posso nominare perché la cosa era illegale. In piena settimana ferragostana con attempati coetanei ha fatto… la tratta! Ed è bastato vogare poche decine di metri con il moscone per tirare su due cassette di sardoncini (oltre a un’infinità di granchi, pesci-ragno, conchiglie) e tramutarli subito in grigliata. I turisti, i bambini che hanno constatato attoniti quanta vita ci sia in quelle poche spanne d’acqua snobbate dalle classifiche di Legambiente, che hanno assaggiato quel pesce, penso non abbiano mai visto uno spot più bello sulla nostra riviera. Soprattutto, che non abbiano mai imparato tanto sul mare, a cominciare dal fatto che è ben più di un accessorio della spiaggia.

commenti

Chiamamicittà - via Bonsi, 45 - - 0541 780332 - Fax 0541 784170 - info@chiamamicitta.net
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.
Copyright ©2013  - è