Per l'Accademia della Follia venti date in Sud America, nessuna in Italia

RIMINI - Notizie cultura - mer 01 giu 2011
di Luca Ioli

Ma Medioli e Focchi, imprenditori riminesi, scommettono sulla cultura
Chi sono i veri matti?

Succederà qualcosa nelle antiche latitudini europee dove sono scomparsi salute, sogno, spazio, sensualità, sensibilità, simpatia, tecnica, bellezza?

Parafrasando alcuni motivi dominanti di Claudio Misculin, si deve provare a cercare una via di riscossa in un paese dove innovare significa risparmiare. E dove la coscienza intellettuale è oramai talmente ripiegata su se stessa da non avere un moto di rabbia neppure di fronte allo scempio del più spettacolare sito archeologico del mondo, Pompei. Dove l'incuria, il degrado, l'abbandono, il ladrocinio hanno prevalso sul civile senso di dire "no", con buona pace anche del mondo intellettuale italiano, perché non si vede mobilitazione di fronte a tale scempio tra chi dovrebbe essere più sensibile, ma soltanto un breve risvegliarsi da un sonnolento mondo autoreferenziale, per poi ricadere nell'oblio.
Si pensi, a titolo di paragone, che Machu Picchu in Perù e Tikal in Guatemala sono meglio gestiti; e quelli non sono certo paesi che navigano nell'oro.
A Riprova, uno spettacolo fatto e prodotto nel territorio nazionale nel 2011 fa venti date in Brasile e zero in Italia: grande interesse là annoiato disinteresse qua.
Ne parliamo in parallelo con due imprenditori "illuminati", Alberto Medioli del gruppo SADA, azienda fondata da italiani con capitali italiani, che opera a 360 gradi in Brasile, e Maurizio Focchi, Presidente dell'Associazione degli Industriali di Rimini e titolare di una delle aziende più innovative ed internazionali del territorio riminese.
Perché l'impegno nel sociale di una azienda? Senso di colpa, immagine o lungimiranza?
 "La SADA - risponde Medioli - che opera in Brasile con discreto successo da oltre 30 anni, ha bene in mente che investire nel sociale significa circondarsi di energie positive indispensabili per il raggiungimento di equilibri emozionali ed esistenziali, che a loro volta aiutano nel raggiungimento di risultati in un mercato sempre più competitivo".
"Io penso che non ci sia più una netta differenza tra profit e no profit - dice  a sua volta Focchi - i metodi ed i fini tra chi fa attività imprenditoriale e sociale spesso convergono e qualche volta occorre farlo con gli stessi attori: chiamatela speranza, se volete"
Il teatro di Claudio Misculin non è di destra, di sinistra, di centro. Semplicemente elimina il confine tra matti e sani: che ne pensate?
"Un pizzico di follia c'è sempre anche tra gli artisti normali - afferma Medioli - ed è bene che sia così. Nel caso di Extravagancia, i matti operano come sani ed in mezzo a sani. Resta da capire se nella vita reale questa commistione funziona. Forse sì, visto che da certe dichiarazioni ed interviste mi capita di pensare che è vera una cosa, ma anche il suo contrario".
E Focchi: "Il palco ci insegna molte cose, ad esempio che queste divisioni nette sono dettate dalla paura. Il mondo è più complesso, ci sono persone sane che commettono omicidi o cose senza senso, penso alle storie di Pietro Masi o quella più recente di Strauss - Kahn .Il teatro di Misculin insegna soprattutto questo".
Brasile - Italia, sviluppo - blocco. La cultura può avere un ruolo nella ripartenza di un paese?
 "E' vero - conferma Medioli - il Brasile è un paese in sviluppo semplicemente perché possiede grandi ricchezze naturali che a poco a poco vengono sfruttate. Ma io non credo che l'Italia sia un paese bloccato. Credo che in Italia ci sia una trasformazione simile a quella del dopoguerra, quando il paese passò da essere agricolo a industriale. Oggi l'Italia sta cercando nuovi spazi nel terziario e nei servizi, una svolta a suo modo epocale."
Ribadisce Focchi: "L'Italia è carente nella cultura d'impresa e questo spegne il coraggio. Negli USA chi fallisce non lo fa per sempre come in Italia. Ad esempio il titolare di Starbucks ha un fallimento alle spalle prima del grande successo che ha avuto. E' chiaro che innovare comporta rischiare, ma questo pensiero non è presente nella mentalità dei giovani e nel dna della nostra società. Insomma sviluppare cultura e tecnologia è meritorio, ma non viene socialmente riconosciuto. E' vero che anche le imprese devono concentrarsi di più sul feedback e non lo fanno, devono percorrere la strada del dire alla società quello che loro fanno nella società e per la società".
Insomma mentre l'Accademia della Follia prende l'aereo per il Brasile, il pensiero tenta di muoversi.

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