I tempi cambiano ma Dylan resta
Il 22 giugno unica data italiana
Quando uno di questi mostri sacri viene dalle nostre parti, e il concerto è lì, a portata di mano (o quasi), i sentimenti sono subito due. Uno: se non mi spennano, compro subito il biglietto. Due: quasi quasi lascio stare, gli anni passano per tutti e rischio di assistere alla copia in carta carbone del mito che fu.
Ma tra curiosità ed agiografia, tra entusiasmo e banalità, il concerto di Dylan del 22 giugno, unica tappa in Italia per quest'anno, merita di essere visto. E non solo per la necessità latente di ogni nostalgico, ovvero partecipare di quando in quando a un grande rito collettivo in bianco e nero. Merita di essere visto perché Bob Dylan è Bob Dylan, protagonista indiscusso della storia della musica, uno di quelli che hanno creato mode, indirizzato la cultura, lanciato messaggi, rappresentato intere generazioni. Figura chiave del "movement", il movimento di protesta americano ed autore di canzoni che, prima di diventare inni dei movimenti pacifisti e per i diritti civili, sono stati e sono, prima di tutto, capolavori. Sempre con la chitarra in mano, Dylan è forse stato il più grande degli ultimi cinquant'anni. E lo rimane, camminando qualche metro sopra la paccottiglia musicale che riempie gli stadi, capace tra l'altro, come solo i grandi sanno fare, di scontentare ogni volta qualcuno.
Lo ha fatto nel 1965, quando attaccò la spina della chitarra elettrica al festival folk dei ‘puristi' e venne preso a fischi, e non solo, perché accusato di alto tradimento musicale. Lo ha fatto quando ha concesso Blowin' in the wind per uno spot televisivo, giocandosi quella beatificazione già avviata dall'intellighenzia. Lo ha fatto di recente, quando in Cina avrebbe accettato di non cantare alcune canzoni che il governo cinese e vietnamita considerano sovversive. Persino il New York Times non ci è andato per il sottile, con chiarissimi riferimenti al crollo di un mito al cospetto del diktat di regime. Magari ignorando che non è più l'epoca per certe cose, neanche per chi ha massaggiato l'anima e i cuori di mezzo mondo cantando la libertà, la giustizia e il riscatto. E magari glissando sul fatto che al regime cinese ben altre concessioni vengono fatte, anche da chi è a dir poco più influente del menestrello di Duluth. Di certo, c'è la necessità di rimanere aggrappati al mito, anche dopo aver letto in una recente biografia che lo stesso Dylan era da giovane (parole sue) molto meno rivoluzionario e trasgressivo di quel che i suoi testi suggerivano. Che ci crediamo o meno, Dylan è uno degli ultimi miti viventi, ed alla sua sagoma vale la pena continuare ad aggrapparsi.
Le sue canzoni più conosciute degli anni '60 sono relative al periodo in cui si è posto come figura chiave del "movement", come Blowin' in the Wind e The Times They Are A-Changin sono infatti diventate dei veri e propri "inni" dei movimenti pacifisti e per i diritti civili. Nel corso degli anni Bob Dylan ha ampliato e ha personalizzato il suo stile musicale arrivando a toccare molti generi musicali diversi come country-blues, gospel, rock and roll, rockabilly, jazz e swing, ed anche musica popolare inglese, scozzese ed irlandese. Non esitando, ad un certo punto, quando è stato il momento di celebrare la sua conversione al cristianesimo.
L'ultimo album pubblicato è Together Through Life che risale al 2009 e che ha esordito al numero 1 nelle classifiche nel Regno Unito e negli States. Stesso successo per l'unico singolo estratto Beyond Here Lies Nothin'.
Il concerto del maestro del folk-rock mondiale, durante il quale si potranno ascoltare i suoi più grandi successi, è fissato per il 22 giugno all'Alcatraz di Milano e, ovviamente, è sold out da un pezzo.
Stando alle sue setlist più recenti, Dylan proporrà anche una selezione dei propri classici, che dovrebbe includere pietre miliari quali Lay, lady, lay, Tangled up in blue, Highway 61 revisited, Ballad of a thin man e Like a rolling stone. Ma occhio: Dylan è refrattario alle messe cantate ed è abituato a spiazzare i fan che, tutte le volte, attendono l'esecuzione dei classici. Lo farà anche sta volta. Giusto per scontentare qualcuno.
Raffaele Rizzuti
commenti
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.




