Il grattacielo di Rimini

Rimini - Notizie Borgo Marina - gio 19 mag 2011
di Luca Vici

Quando volevamo essere Manhattan
Ma il modello fu il Pirellone di Milano

All'inizio degli anni Cinquanta, a causa della forte domanda abitativa nei principali centri balneari della Riviera Romagnola, compaiono per la prima volta edifici abitativi dallo sviluppo verticale, spesso destinati ad ospitare alberghi.
Fino ad allora, infatti, erano state realizzate ville e villini, contornate da spazi verdi pur spesso angusti. Fin dalla prima lottizzazione, infatti, fra fine ‘800 e primi del ‘900, la riviera si era caratterizzata da un'edificazione intensissima, con istanze minime fra gli edifici, nessuno spazio verde pubblico e strade non di rado al di sotto del minimo indispensabile, come risulta ancora oggi dai vicoletti impraticabili aa Viserba come fra l'Ausa e Miramare.
Su quei lotti già risicati, nel dopoguerra molti villini si trasformarono in alberghi, spesso di poche pretese. Ma il decollo vertiginoso dell'industria turistica faceva guardare in alto, addirittura ai grattacieli americani, che iniziavano a comparire in quegli anni anche nello skyline delle città industrializzate del nord Italia come Milano.
Sulla scia del Pirellone e dei suoi emuli locali, il 16 gennaio 1958, la Commissione Edilizia di Rimini, approvò il progetto presentato da Giuseppe D'Angelo e Raoul Pahuli, titolari di un'impresa di costruzioni di Trieste, che prevedeva la realizzazione di "un fabbricato di civile abitazione" alto trentun piani in viale Principe Amedeo.
Il progetto venne giudicato di "preminente pubblico interesse" dall'amministrazione comunale, per dare prestigio a Rimini, nel viale "salotto" della città. Non era stato ancora redatto il Piano Regolatore per la regolamentazione dell'edificabilità di quell'area, e così si rese necessario affidare l'incarico per la sua redazione ad un gruppo di progettisti capeggiati da Luigi Piccinato.
Tale commissione ritenne "non ammissibile" l'ipotesi del grattacielo in quella zona per svariate ragioni: la vicinanza con la ferrovia, l'aggravamento del traffico, il peggioramento delle condizioni del quartiere, la diversità di tale struttura con il resto delle abitazioni circostanti, ma, soprattutto, perché avrebbe rappresentato un fatto urbanisticamente grave.
Lo studio evidenziò anche gli aspetti positivi che l'opera avrebbe comportato, specialmente a livello occupazionale, e per l'apporto innovativo all'immagine della città.
Nell'ottobre del 1957 iniziarono i lavori di fondazione su pali grazie ad un permesso provvisorio, che consentì di scavare fino ad una profondità di venti metri.
Nei primi mesi del 1960, a soli due anni di distanza dall'inizio dei lavori, il grattacielo fu ultimato, con i suoi ragguardevoli numeri: 100 metri di altezza, 27 piani, per un totale di 180 appartamenti.
Fonte: Maristella Casciato, Piero Orlandi, Architettura in Emilia Romagna nel secondo Novecento.

Le prime torri a Milano Marittima e Cesenatico
La prima città della Riviera Romagnola a dotarsi di un grattacielo destinato a casa-albergo fu Milano Marittima, nel 1956: gli appartamenti furono venduti in brevissimo tempo e i giornali dell'epoca elogiarono la struttura per lo slancio, l'eleganza e la signorilità delle forme architettoniche.
La seconda torre fu eretta nella vicina Cesenatico: il comune rilasciò la licenza il 21 febbraio 1957 ad Eugenio Berardi dell'agenzia immobiliare Marinella di Faenza, che aveva costruito anche quello di Milano Marittima.
Il grattacielo di Cesenatico, tuttavia, era assai più alto di quello di Milano Marittima, tanto da superare con i suoi trentacinque piani (126 metri) perfino lo stesso Pirellone.

Abbattetelo, è abusivo! 

Il ricorso della famiglia Vannoni mise in forse la licenza edilizia

I lavori per costruire il grattacielo provocarono gravi danni alla vicina villa della famiglia Vannoni, i quali avviarono una procedura di ricorso amministrativo.
Nonostante la licenza edilizia fosse stata ritenuta illegittima dal Ministero dei lavori pubblici, il Comune, il 19 agosto 1958, deliberò di resistere al ricorso dei Vannoni e di rigettare la presunta illegittimità della licenza: il piano regolatore che si stava studiando allora, infatti, prevedeva in quella zona la presenza di altri grandi edifici.
Nel 1961, a tre anni dalla conclusione dei lavori del grattacielo, il ricorso dei signori Vannoni fu accolto dal Consiglio di Stato: il 5 giugno 1961 il presidente della repubblica Gronchi firmò tale decreto in cui la licenza edilizia veniva annullata e l'edificio così andava abbattuto o reso inabitabile.
Tutto questo fu evitato in quanto i Vannoni, che ricevettero in un primo momento 5 milioni per l'acquisto della loro proprietà (contro i 20 promessi inizialmente), nel gennaio 1962 rinunciarono a qualsiasi azione legale contro l'impresa.
In questo modo il Consiglio di Stato nel 1968 annullò il decreto del giugno del 1961 dichiarando legittima la licenza edilizia.

 

commenti

Chiamamicittà - via Bonsi, 45 - - 0541 780332 - Fax 0541 784170 - info@chiamamicitta.net
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.
Copyright ©2013  - č