Tra meccanici e rottamatori

RIMINI - Notizie satira - mer 04 mag 2011
di Nando Piccari

Il vecchio che avanza
Il primo che passa vuol riscrivere la Costituzione

Dicendolo alla riminese, ormai anche il primo pataca che passi per la strada si sente in dovere di riscrivere la Costituzione. Non è certo questo il caso dell'on. Ceroni, un deputato che Berlusconi ha portato in Parlamento come omaggio all'omonimo cosmetico che custodisce in bagno, per il suo laborioso trucco facciale mattutino. Del costituzionalista, Ceroni ha la padronanza tipica degli insegnanti di meccanica quale è lui, corroborata dall'essere inoltre sindaco della ridente Rapagnano, detta anche "città delle rape"; la quale, per aver scelto un primo cittadino in sintonia con quella sua definizione, è oggi ancor più ridente, soprattutto di se stessa. Forte di cotanto pedigree, il "meccanico Ceroni" ha dunque fatto "il tagliando" alla Costituzione, cogliendovi con il suo orecchio attento un fastidioso rumore di oclocrazia. L'ha raccontato lui stesso ai giornali: «Cosa sia l'oclocrazia l'ho scoperto per caso. Mi è piaciuta la parola e ho cercato sul dizionario: governo tirannico delle masse popolari.» Non ha però detto che all'inizio, sospettando che "oclocrazia" fosse invece cosa di oche, si era rivolto alla Gelmini; la quale gli ha prestato il vocabolario che lei tiene sulla scrivania per darsi un tono da ministra dell'istruzione: all'inizio aveva lo Zingarelli, ma poi ha dovuto cambiarlo perché quell'involontario riferimento ai piccoli Rom irritava la Lega. Il laborioso Ceroni, presi chiave e cacciavite, ha pertanto provato a sostituire quel bolscevico «la sovranità appartiene al popolo» con un pezzo di ricambio: un vacuo giro di parole alla Mons. Negri, per dire che la sovranità può sì appartenere al popolo, purché poi l'affidi a Berlusconi.

Per il centrodestra, la Costituzione è come un elastico da restringere o allargare a piacimento. Il fanta-ministro della famiglia, Giovanardi, riesce poi a leggervi perfino ciò che non è scritto. Non avendo egli avuto da Tremonti un soldo da sbattere sull'altro, passa il tempo sfogliando riviste grondanti di pubblicità; si è così imbattuto in quella dei "due gay Ikea" che si danno la mano sotto la scritta «Siamo aperti a tutte le famiglie». Per Giovanardi è un attentato alla Costituzione che, secondo lui, ogni qualvolta si scrive "famiglia", prescrive l'obbligo di aggiungere "composta da un uomo e da una donna, possibilmente cattolici e ben vestiti". L'ha ribadito giorni fa anche Berlusconi, preoccupato che il dilagare di tanta dissolutezza morale allontani la gioventù dalla retta via del bunga bunga.
Dopo i meccanici, veniamo ai rottamatori. Sono senz'altro molte le differenze fra il Renzi sindaco di centrosinistra a Firenze e il Renzi aspirante neo-podestà di Rimini. Tanto per fare un esempio, se dici "giovinezza" susciti in Matteo la nostalgia per il tempo trascorso fra i boy scout e fors'anche - vista la sua modestia - l'orgoglio di sentirsi il Magnifico successore a Palazzo Vecchio dell'autore di «Quant'è bella giovinezza / che si fugge tuttavia. / Chi vuol esser lietoio sia / di doman non c'è certezza». A Gioenzo, invece, puoi solo provocare un anelito di rimpianto per quella canzone che, al contrario di lui, tanti "camerati" oggi nel PdL fingono di aver dimenticato: «Giovinezza, giovinezza / primavera di bellezza / nel fascismo è la salvezza / della nostra libertà».
Ciononostante, entrambi i Renzi sono di recente balzati alle cronache quali portatori di una singolare analogia: nella sua furia rottamatrice, il Renzi fiorentino ha finito per rottamare anche il Primo Maggio, istigando i commercianti a privare di quella festa i loro dipendenti; mentre il Renzi riminese, in forza della camicia nera che si porta dentro, ha annunciato che se verrà eletto sindaco della Città dei Tre Martiri vi abolirà il 25 Aprile, Festa della Liberazione dal nazifascismo.
E se facessimo che di Renzi sindaci ne basta uno?

 

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