Uno scoop: la bontā č normale

RIMINI - Notizie opinioni - mer 04 mag 2011
di Giampaolo Proni

Media ansiogeni e politica isterica
Pietà e compassione sono fra noi anche se non fanno notizia

Prendo spunto da una vicenda personale per una riflessione più generale. Negli ultimi mesi e poi nelle ultime settimane ho seguito la vicenda di un congiunto che era ammalato di una grave forma di tumore, per il quale è poi deceduto, il 20 aprile, a 46 anni.
La riflessione generale è sulla bontà delle persone.
Lo spunto, lo confesso, mi viene dalla zia ottantatreenne alla quale raccontavo quello che seguirà. E che mi dice: "Ma perché non scrivi di queste cose? Non accadono solo cose brutte, nel mondo."
Per il giornalismo è una vecchia questione. "Perché ci sono solo brutte notizie al TG?", si chiede a volte la gente. Primo: non è vero. Ci sono tante belle notizie. Per esempio che una squadra ha vinto un trofeo. Che un partito ha vinto le elezioni. Che il Presidente del Consiglio è stato assolto. Che il Presidente del Consiglio è inquisito. Il fatto è che le belle notizie elencate sopra lo sono solo per qualcuno: per la squadra che vince, per il partito che ha vinto, per chi sostiene il Premier, per chi contrasta il Premier.
Invece, le brutte notizie sono brutte per tutti.
Omicidi, scomparse, catastrofi naturali, guerre, ci interessano. Perché, anche se non lo diciamo apertamente, da una parte stimolano le nostre paure e dall'altra ci rassicurano in quanto non riguardano noi. La notizia, per definizione, è il racconto di un fatto accaduto ad altri. E da sempre gli esseri umani, per quanto riguarda gli altri, sono più curiosi di sventure che di fortune.
Detto questo, il nostro sistema mediatico, confrontato a quello di altri paesi, è per tradizione e cultura ansiogeno e drammatico. Lo spazio che i TG dedicano agli omicidi e alle violenze, rispetto ai media britannici, francesi, tedeschi e americani, è molto superiore. Per non parlare delle vera isteria della nostra vita politica.
Una lunga introduzione per raccontare fatti di straordinaria rilevanza. L'amicizia di colleghi ed amici che hanno seguito la persona di cui parlavo, che non aveva famiglia attorno a sé, diventando la sua vera famiglia. Amiche in primo luogo, perché le donne sempre superano gli uomini nell'esercizio di quella suprema virtù che è la pietà, o compassione. Mi permetto di spendere qualcosa su questo valore, che la nostra società e la nostra cultura stanno cancellando. Perché il dolore, la sofferenza, sono rimossi, allontanati, nascosti come vergognosi. Oppure al contrario simulati e urlati nella televisione fino a ridurli a finzioni.
E sempre si considera la sofferenza come un male da rimuovere, qualcosa di superficiale, che possiamo lavarci via con una doccia profumata. Invece vi sono sofferenze che non possiamo cancellare, che sono ineliminabili anche per i miliardari e i VIP. La malattia, la vecchiaia, la morte, sono tra queste.
Certo che dobbiamo lottare contro di esse, con tutte le nostre forze e con tutta la nostra ragione. Ma non potremo mai vincere.
Di fronte alla sofferenza, allora, resta una sola risposta: la pietà. Il gesto di conforto, di condivisione, di sostegno per chi sta soffrendo. In primo luogo per chi ci è vicino, per coloro ai quali siamo legati da affetto.
Oggi la famiglia non è più l'unico luogo in cui vivono gli affetti. Il luogo di lavoro, i rapporti sociali sostituiscono spesso un nucleo famigliare che non c'è. La persona di cui parlo è stata accompagnata nel suo percorso di malattia da medici e personale sanitario di grande professionalità e umanità, dai colleghi e dagli amici, prima che dai parenti. Possiamo dire di avere - almeno in certi settori - addetti di alto profilo che sanno svolgere il loro lavoro ben oltre la semplice routine. Non c'è solo la malasanità, c'è anche la sanità pubblica eccellente.
Così come non c'è solo l'egoismo che spesso viene pompato sulle riviste e sui media come unico modo di affrontare la vita. Ognuno contro tutti, il denaro come mezzo, il potere e la fama come obiettivi, il sesso comprato o ottenuto con scambi e favori.
Non è così. Per fortuna ci sono tante persone che danno più importanza all'amicizia, all'onestà, all'altruismo. Che sanno misurarsi con le debolezze e i limiti umani ma sanno anche costruire concretamente una vita migliore.
E la notizia importante è che queste persone sono tante e del tutto normali. Anzi, sono la maggior parte di noi. E la sofferenza acquista un senso quando suscitando la compassione ci consente di essere buoni.

 

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