Onde Corte 2011 - A Coriano "Il Teatro degli oggetti"

CORIANO - Notizie cultura - mer 04 mag 2011
di Lorella Barlaam

Le parole e le cose
Intervista a Fulvio Abbate

Fulvio Abbate è autore di poliedrica intelligenza: critico d'arte - si è occupato di avanguardie storiche e neo-avanguardie - romanziere e saggista, con un cotè patafisico, è stato opinionista de l'Unità, collabora con Il Fatto Quotidiano e Il Misfatto ma preferisce definirsi scrittore, non giornalista. "Manuale italiano di sopravvivenza. Come fare una televisione monolocale e vivere felici in un paese perduto" (Cooper, 2010), ovvero come resistere all'omologazione televisiva, è il suo ultimo libro. «Scrivo sui giornali come opinionista, fondamentalmente di televisione, da osservatore» chiosa Abbate. «E a mio modo la faccio, sono riuscito a diventare autosufficiente con la mia Teledurruti, una "tv monolocale" che nasce da un mio romanzo, la storia di un ex figurante televisivo che investe i suoi averi per dedicarsi una tv che ha lo scopo di rendere felice almeno un telespettatore.» Teledurruti, spazio d'anarchico ingegno di e con Fulvio Abbate, dedicata alla memoria del rivoluzionario spagnolo Buonaventura Durruti, è molto seguita sul web (www.teledurruti.it) «un oggetto d'attenzione soprattutto grazie al talento, alla "tipicità" di chi la fa.» Al Teatro Corte di Coriano per Assalti al Cuore OFF il 7 maggio Abbate porterà in scena Il Teatro degli oggetti, evento unico con la complicità musicale dal vivo di I Camillas. «Sono stato visitato dall'idea di una sorta di one man show, una conversazione che parte da una collezione di oggetti per fare un racconto diciamo pure "epocale"» spiega l'autore. «Sono ritenuto uno scrittore civile, ma mi appartiene anche una voce eroicomica atipica nel nostro paese. Gli oggetti nello spettacolo sono un liquido reagente per raccontare il tempo. Una modalità surrealista, da objet trouvé... come il busto di Togliatti del 1950 in ghisa, fuso dagli operai di Piombino, o la cassetta in balsa che regalava l'INA al tempo del piano casa Fanfani, quella che i poveri tenevano accanto al telefono. O le centinaia di biglietti da visita che ho raccolto e raccontano l'Italia. Immagini e cose che esistono in funzione delle parole che riesco a secernere da loro, come la foto delle Torri Gemelle scattata da uno zio che mi era molto caro, comandante della Marina mercantile, una specie di Achab. Il Teatro degli oggetti muove da un ritrovamento casuale dopo un pomeriggio di vento, quando nei pressi di casa ho raccolto un plico con il frontespizio delle opere poetiche di tale Mario Paparazzo, battuto a macchina su carta vergatina, insieme a una lettera che il fratello maggiore Giuseppe gli inviava nel 1942 ammirato, scongiurandolo però di non intraprendere la professione di poeta. Paparazzo, come il fotografo della "Dolce vita"di Fellini... se si ha la capacità di interrogarli, gli oggetti rispondono in modo soprannaturale e attraverso la parola e il suono diventano romanzo. Non è un'operazione da anime belle, come quelle di alcuni teatranti "civili" per cui provo un senso di orrore» conclude Abbate. «Sto profondamente al di là del teatro di narrazione canonico, la mia è una vocazione di disincanto aristocratico». Info: CORTE Coriano Teatro, tel. 0541 658667.

 

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