Pedalare per pura passione

RIMINI - Notizie sport - mer 04 mag 2011
di Enzo Pirroni

Storie e personaggi del nostro sport
Le piccole grandi imprese di Mario Poggiali

Mario Poggiali, continua con ostinazione ed incrollabile ottimismo a correre in bicicletta, nonostante l'assommarsi inesorabile degli anni (ormai sono più di sessanta) ubbidendo ad un desiderio che l'ha accompagnato per tutta la sua felice esistenza: il desiderio di potercela fare, di tener a bada il decadimento e la vecchiezza, quasi che codesta incessante attività sportiva possa, per lui, diventare " un apritisésamo, un qualcosa di mezzo fra una manovra ontologica ed un atto di stregoneria".
Paracadutato a Rimini con la famiglia negli anni cinquanta dal vicino paese di Montegrimano, si è ingegnato, come tanti altri, di migliorare giorno dopo giorno la propria condizione ed il colpo di fortuna gli si prospettò nel 1972 allorché venne assunto in Ferrovia. In precedenza, forse per vincere la timidezza, aveva frequentato la palestra e per un breve tempo si era battuto sul ring, avendo per maestro l'ex peso welter forlivese Roberto Alpi.
Di Mario Poggiali come boxeur si ricordano soltanto due esibizioni: una a Longiano e l'altra a Riccione. Non erano veri e propri incontri anche se, stando a quanto racconta Sergio Fabbri (velocista principe ma il quale credo non abbia mai, in vita sua, assistito ad una riunione di boxe), in entrambe le occasioni il nostro Mario si risvegliò, dopo diverse ore, in un lettuccio di ospedale. Naturalmente queste sono chiacchiere che, nelle frequenti "mangiate" che vedono coinvolti i ciclisti d'antan, si è soliti fare dopo che i fumi del vino hanno annebbiato le menti dei commensali. Tra l'altro, Mario Poggiali, di codesti simposi è ospite e protagonista principe. La sua propensione verso il dono di Bacco è notoria. Il vino per lui non è affatto un vizio ma una necessità fisiologica e quindi anche spirituale. Soltanto che a causa delle continue cene, merende, pranzi il suo giro vita è andato progressivamente aumentando al punto che Paolo Manfroni, ciclista amatoriale di grosso spessore oltre che uomo ameno e sollazzevole, tempo fa mise in giro la storia che Mario, inavvertitamente aveva ingerito un elmetto militare e questo copricapo determinava la fattura prominente dello stomaco.
Ma i quasi novanta chilogrammi (Poggialino non è alto) non gli impediscono di percorrere quotidianamente chilometri su chilometri anche perché il tempo non gli manca essendo il nostro collocatosi in pensione nell'ormai lontano 1999. Amico di tutti e da chiunque amato Mario viene accolto con simpatia in qualsiasi gruppo (ha fatto tempo ad unire le proprie ruote con quelle del dott. Tomasetti & Company) e la sua presenza apporta ogni volta balenii di gioia. Tempo addietro è pure successo che Mario Poggiali sia riuscito a vincere qualche corsa amatoriale ma non per questo è montato in superbia. Ha continuato ad andare in bicicletta, a frequentare le vecchie compagnie, sempre pronto, se richiesto, a rievocare minimalistiche imprese sportive, ed è bello ascoltarlo perché ogni sua rimemorazione trapassa in racconto, ed ogni discorso riguardante gli altri (gli avversari) è una sorta di diario truccato nel quale si condensano risorse espressive arcaiche, arguzie, esagerazioni bislacche, abbaglianti metafore ed acrobatiche analogie. E' anche un po' poeta il nostro uomo e, se sollecitato (magari si è in bicicletta e si sgruma su una strada sterrata), è capace di deliziarti con i suoi versi. La metrica non sarà sempre rispettata, le rime potranno essere traballanti ma l'ispirazione è sicuramente autentica come autentico è rimasto Mario Poggiali: un vero amico ed un vero uomo di sport.

 

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