Lo Sferisterio di Rimini

Rimini - Notizie Centro Storico - mer 04 mag 2011
di Luca Vici

Quando il pallone non si giocava con i piedi
Le sfide con bracciale e tamburello erano spettacoli seguitissimi e fonti di scommesse

Quando pensiamo ad uno sferisterio la nostra mente visualizza quello monumentale di Macerata o, per rimanere in Romagna, quello di Santarcangelo ancora ben conservato, risalente alla fine del XVIII secolo e utilizzato d'estate per rievocazioni dello storico gioco del bracciale. Si sfidavano due squadre "armate" di mazzo di legno irto di aculei, che dovevano colpire una durissima palla di pelle d'asino o di scrofa.
Gli sferisteri erano impianti costituiti di un terreno rettangolare che misurava 16 metri per 86, per il gioco del pallone col bracciale, o 18 metri per 90, per quello del pallone elastico. Occorreva un muro di cinta sul quale far rimbalzare la palla.
Sebbene in Italia questi giochi si praticassero nelle piazze già dal XVI secolo, fu solo nel Settecento che si pensò di realizzare spazi appositi. I primi impianti sorsero in Piemonte, Marche ed Emilia Romagna.
A Rimini quelli ed altri giochi si svolsero per secoli in piazza della Fontana (Piazza Cavour) e in piazza del Corso (Malatesta). Un uso non a costo zero per il Comune, il quale, per far fronte alla rottura di vetri e coppi durante le partite, e per la pulizia della piazza, spendeva ogni anno 20-30 scudi.
Si rese dunque evidente la necessità di realizzare una struttura apposita per questi giochi, e si individuò un luogo non troppo lontano da piazza della Fontana, tra l'antica Cattedrale di Santa Colomba e la rocca Malatestiana.
La realizzazione dello sferisterio era importante soprattutto per il ceto più povero della società in quanto dava la possibilità ai ragazzi di fare attività fisica. Inoltre, per molti significava l'occasione di fare scommesse, attività legale negli sferisteri italiani fino al 1996, quando è stata bandita.

Una sottoscrizione pubblica per il nuovo impianto
I cittadini versarono 400 scudi, il Comune 100

Il progetto dello sferisterio fu affidato alla matita del riminese Giovanni Morolli, mentre Angelo Antimi, capitano della guardia urbana riminese, si occupò di raccogliere tra i cittadini la somma di 400 scudi, ai quali si aggiunsero i 100 del Comune.
La costruzione iniziò nel settembre del 1815 e terminò il 24 giugno 1816.
L'arena misurava novanta metri di lunghezza per sedici di larghezza, ed era cinta su tre lati da un muro alto 14 metri, mentre per il quarto lato fu utilizzata la preesistente cinta muraria medievale.
La struttura fu gestita per trent'anni da Francesco Romagnoli di Forlì, il quale doveva provvedere alle spese di gestione e pulizia della struttura.
All'interno di t ale arena, soprattutto all'inizio del Novecento, si svolsero anche feste pubbliche, incontri, e fu utilizzato come auditorium per comizi e spettacoli.

L'ultimo sfregio, lo stemma rubato

La demolizione dello sferisterio, nel secondo dopoguerra, venne vista da molti come la naturale conseguenza della perdita di funzionalità della struttura come luogo di ritrovo e svago. Ma per altri la fu solo l'ennesimo capitolo di una ricostruzione disordinata e indifferente alle memorie storiche, anche quando si trattava di edifici pubblici: per far posto all'edificio dell'USL e all'asilo Girotondo, oltre allo Sferisterio scomparve parte delle antiche mura. Ora si parla di demolire i due edifici moderni proprio per recuperare le mura. L'ultimo sfregio a quanto resta dello Sferisterio fu la scomparsa dello stemma comunale in pietra che sormontava l'ingresso in via D'Azeglio, rubato e mai più ritrovato.

 

commenti

Chiamamicittà - via Bonsi, 45 - - 0541 780332 - Fax 0541 784170 - info@chiamamicitta.net
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.
Copyright ©2013  - č