Intervista a Eraldo Baldini

RIMINI - Notizie cultura - mer 04 mag 2011
di Lorella Barlaam

L'uomo nero e la bicicletta blu (Einaudi)
Sulla soglia, la cognizione del dolore

«Di norma le persone non sanno dire il momento preciso in cui hanno smesso di essere bambini e sono passati a un'altra età, diversa, più matura e difficile. Io invece lo so». Così Gigi, il ragazzo decenne protagonista di L'uomo nero e la bicicletta blu (Einaudi) l'ultimo romanzo di Eraldo Baldini, coglie il suo varcare la linea d'ombra. «L'intento era quello di scrivere un romanzo di formazione, il passaggio dall'infanzia a ciò che viene dopo» ci racconta Baldini. «Un percorso che può essere lungo e indefinibile, ma anche repentino e drammatico, come nel caso del mio protagonista, Gigi, nato nel dicembre del 1952 come me, quindi un po' mio alter ego. Nel romanzo, infatti, mi sono re-immerso nel contesto e nel mondo in cui sono cresciuto: un piccolo paese della campagna romagnola, teatro quotidiano di piccoli eventi resi significativi dal loro ingresso nell'epica paesana irradiata dalle chiacchiere nei bar e dai ricordi; di personaggi curiosi, picareschi e un po' folli ma anche di tensioni nascoste, di sospetti, di pregiudizi. Insomma, di autobiografico ci sono il climax ambientale, sociale e culturale che ho avuto intorno per tutta l'infanzia e adolescenza.» 

Il libro coglie anche il passaggio tra la civiltà rurale (con i suoi riti, come i lom a merz) e il boom economico, che sembra aver svuotato i luoghi dai loro dèi, dalle "presenze"...
«Certamente. Quei "favolosi" anni Sessanta sono stati quelli in cui più rapidamente e abbondantemente il nostro Paese ha visto mutamenti di grande portata: la modernizzazione, il boom economico, l'industrializzazione, l'inurbamento, i cambiamenti nella qualità della vita con l'arrivo in ogni casa degli elettrodomestici, dei televisori, delle automobili; ma, rovescio della medaglia, mentre molto di nuovo arrivava a suscitare ottimismo nel futuro, molto si perdeva, e solo col tempo si è potuto comprendere come la rapida frantumazione della civiltà rurale, dei suoi valori, delle sue strutture e sovrastrutture abbia causato smarrimenti e problemi.»
Qualche chiave di lettura?
«Il libro racconta il declinare di una società e la fine dell'infanzia di Gigi, entrambe attraverso un "passaggio", un momento drammatico relativo a un accadimento terribile che sconvolge la piccola comunità di Bagnago. È in quell'occasione che il piccolo protagonista scopre l'esistenza del dolore, della morte e del Male, in questo come in altri casi ammantato di un'agghiacciante banalità; che si accorge che l'Uomo Nero non esiste solo nelle fiabe. Al tempo stesso il microcosmo-villaggio constata che le regole non scritte della convivenza possono saltare, le tensioni e i pregiudizi nascosti sotto la cenere possono venire allo scoperto, e niente sarà più come prima. Ciò che accade a Bagnago non è che una "piccola storia" purtroppo non rara, né ieri né oggi, ma ugualmente capace di scardinare equilibri e di fissarsi nella memoria, così da portare l'io narrante a "cantarla" nella sua iniziale solarità, poi nei toni cupi del dramma.»
Ci racconta Eraldo Baldini in cento parole?
«Ne impiegherò meno. Scrivo saggi, romanzi e sceneggiature; ho la fortuna di fare il mestiere che volevo, essendo appassionato di "storie". Vivo in un paesino del Ravennate, con un gattone di sette chili. Non mi piace apparire, sto abbastanza per conto mio. E se mi chiedono di descrivermi in cento parole, finisce che ne uso solo la metà o poco più, preferendo far parlare i miei libri.»

 

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