Avevano detto: niente tagli alla scuola

RIMINI - Notizie primo piano - mer 04 mag 2011
di Stefano Cicchetti

Tempo pieno congelato mentre gli alunni aumentano
In provincia ancora meno insegnanti dopo la falcidie di un anno fa

Il ministro Gemini continua a ripetere che la sua "riforma" scolastica non prevede tagli. Seguendo la vecchia regola secondo la quale una bugia ripetuta due volte è già una mezza verità, probabilmente ci sarà anche chi ancora le vuole credere. Basta però avere un figlio alunno per toccare con mano come stanno davvero le cose. Stando solo a Rimini, che non è certo la realtà più disastrata d'Italia, lo scorso anno alle elementari sono venuti meno 170 insegnanti, oltre a un buon numero di bidelli e assistenti vari. Quest'anno nella provincia i maestri in meno saranno altri 76. Si parla di lotta agli sprechi, si è detto che il tempo pieno non sarà toccato, ma nel concreto è il contrario: infatti, se è vero che per ora - il prossimo anno non si sa - le classi a tempo pieno resteranno 134, nel frattempo gli alunni cresceranno dell'1 per cento, toccando quota 46mila. Quindi, se a maggior richiesta corrisponde la medesima offerta, il conto è presto fatto. E il conto parla di 15 classi che il tempo pieno lo hanno chiesto, ma non l'otterranno.
Ciò significa che meno madri potranno lavorare. Oppure che quelle che lavorano, e che se lo possono permettere, dovranno pagare il tempo pieno presso scuole private. In entrambi i casi, un impoverimento economico per le famiglie. Ma non solo: una perdita anche per la formazione dei bambini, che nelle classi a tempo pieno possono svolgere più attività e meglio coordinate. Ma sarebbe più corretto dire "potevano". I salti mortali cui sono costretti i dirigenti scolastici per tappare falle che si aprono da tutte le parti prevedono situazioni paradossali. Qualcuno ricorda i proclami di un altro ministro, la Moratti, sul "maestro-unico"? Finora sta accadendo esattamente il contrario: per coprire il puzzle di buchi, turni, incarichi in classi e anche plessi differenti, ci sono classi a tempo pieno che di maestre ne hanno addirittura sei (di cui una sola di ruolo), due delle quali impegnate ciascuna per un'ora alla settimana per la semplice sorveglianza durante la mensa. Inoltre su tutti i programmi "extra" è calata la mannaia dei tagli: nel Paese del bel canto, per esempio, chi vuole educazione musicale nella scuola pubblica se la deve pagare a parte. Le casse comuni alimentate dai versamenti dei genitori devono supplire alle necessità più varie, da gessetti e carta igienica al pulmino che trasporti gli alunni alla palestra più vicina, visto che molti dei nostri plessi, anche a tempo pieno, ne sono sprovvisti.
E l'altro proclama, quello delle "tre I"? Dovevano essere inglese, informatica, imprese. Almeno alle elementari, di imprese non se ne vedono, salvo qualche progetto messo in piedi da associazioni di categoria come CNA. L'inglese si fa dove ci sono gli insegnanti, ma la domanda è di gran lunga superiore alla richiesta, spesso e volentieri si ripiega su quel che passa il convento, in barba ad ogni esigenza o aspirazione personale. L'informatica il più delle volte è affidata alla buona volontà degli insegnanti, i computer sono pochi e vecchi, mentre i bambini fanno da soli - e spesso senza alcun controllo degli adulti - il loro corso di studio sul pc di casa.
Niente tagli alla scuola, dunque. Anzi, da quest'altr'anno scuola gratis per tutti dal nido all'università. Come dite? È una balla? Vabbè, una più, una meno..

 

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